Le fiaccole, il vescovo, S.Rosa e quel 1320… Quando la Madonna della S.S. Trinità respinse i corvacci usciti dalla “callara” del Bullicame

Quando ho visto la Basilica di S. Rosa, dove era presente il vescovo Lino Fumagalli, piena di persone che ricorrevano alla S. Patrona, per invocare la protezione, mi è venuto spontaneo ripensare ad un fatto accaduto a Viterbo nell’A.D. 1320.

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06-05 (16)

La marcia silenziosa di migliaia di viterbesi per le strade di Viterbo, fatta la sera di lunedì 6 maggio, per stringersi intorno alla famiglia del caro concittadino Norveo Fedeli, è una conferma implicita di quanto l’efferato delitto di quel giorno maledetto, abbia scosso le coscienze di tutta la città. Il popolo viterbese, come sanno bene tutti colori che organizzano adunate pubbliche, è restio a partecipare. E’ molto difficile che il numero di chi è presente superi le cento, massimo duecento persone. La sera di lunedì invece, a riprova di quanto era importante esprimere un rifiuto, a questa violenza che sembrava volersi impossessare di Viterbo, i cittadini erano diverse migliaia. Infatti, un lungo serpente si snodava per le strade cittadine in silenzio, composto, responsabile, consapevole che bisognava esorcizzare quella paura, che ancora aleggiava negli animi, e dire con forza: basta. Quando ho visto la Basilica di S. Rosa, dove era presente il vescovo Lino Fumagalli, piena di persone che ricorrevano alla S. Patrona, per invocare la protezione, mi è venuto spontaneo ripensare ad un fatto accaduto a Viterbo nell’A.D. 1320.

Santa Rosa

 

In quel tempo dove è ora la Chiesa della SS. Trinità, c’era il convento degli Eremitani, che conservavano una immagine miracolosa della Madonna. Ebbene, nella notte del 28 maggio, un violento fortunale si abbatté su Viterbo e sulle campagne circostanti. Venti fortissimi e pioggia battente, svegliarono tanti uccelli, obbligandoli ad alzarsi in volo sulla città. I cronisti dell’epoca, scrissero che dalla callara del Bullicame “usciro tanti corvi”, poco tempo prima che sulla città, si abbattesse un cataclisma di inaudita violenza.

Madonna-LiberatriceIl popolo viterbese alla visione di questi uccellacci neri, che sorvolavano la città lanciando nell’aria tempestosa alti stridii, vide nelle creature alate tanti diavoli urlanti, che volevano distruggere Viterbo, o almeno dannare tutti i suoi abitanti e allora, tremebondo di paura, si rivolse con preghiere, voti ed invocazioni all’immagine della Madonna venerata dai Frati Eremitani. La Madonna accolse le suppliche dei fedeli, e riportiamo il testo originale: “…respinse i demoni che “con urli orrendissimi” si tuffarono tutti di nuovo nella callara del Bullicame, tornando diritti all’inferno”. Da quel giorno l’immagine della Madonna assunse il nome di Liberatrice ed è tutt’ora venerata nella Chiesa della SS. Trinità dei Frati Agostiniani. Morale della favola, nel 1320 i diavoli li abbiamo mandati all’inferno, attraverso la callara del Bullicame, stavolta il “diavolo” lo abbiamo mandato al carcere di Mammagialla, sperando che da lì finisca all’inferno.

 

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