Le finte rassicurazioni dei talebani, ma i fatti parlano chiaro: nessuna donna nel nuovo governo e il divieto di praticare sport

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«Mi sono allenata duramente per cinque anni per raggiungere il mio sogno e al momento non ho nemmeno la sicurezza della mia vita, figuriamoci di partecipare alla competizione. Non c’è nessuno in questo grande mondo che mi possa aiutare?». L’appello via video di Zakia Khudadadi ad agosto ha fatto il giro del mondo. L’atleta afghana di taekwondo, 23enne di Herat, era la prima donna in assoluto ad aver vinto la qualificazione per rappresentare l’Afghanistan alle Paralimpiadi di Tokyo 2020. Poi l’arrivo dei talebani a Kabul e la partenza bloccata. Khudadadi è riuscita poi ad arrivare a Parigi attraverso Dubai e lì ha passato i test sul Covid ed è potuta volare in Giappone. Alle Paralimpiadi ha perso entrambe le gare a cui ha partecipato, ma per lei è stata comunque una vittoria esserci, anche perché in patria non avrebbe più potuto praticare alcuno sport, dal momento che i talebani lo hanno vietato alle donne.

La distanza tra parole e fatti.
«L’Emirato islamico non vuole che le donne siano vittime. Dovrebbero essere nella struttura del governo in base alla sharia». Il 17 agosto, subito dopo la presa di Kabul, i talebani facevano dichiarazioni rassicuranti. Queste, ad esempio, le parole, riportate dalla tv satellitare al-Jazeera e dalla turca Trt, di Enamullah Samangani, rappresentante della “commissione cultura” dei talebani. Poi erano rimbalzate sui social le immagini di una giornalista che in tv intervistava un talebano e in un tweet Miraqa Popal, capo della rete afghana Tolo News, aveva dichiarato: «Oggi abbiamo ripreso le nostre trasmissioni con le presentatrici».

Giovedì la conferma. Il nuovo governo afghano annunciato nei giorni scorsi: è «provvisorio» mentre in quello successivo «avremo posti per le donne» nel rispetto della sharia. Una farsa che è andata sgretolandosi già nei giorni passati, con giornaliste che hanno iniziato a denunciare sui social di non poter più entrare nelle loro redazioni e donne che sono state costrette a rimanere a casa, perché, come è stato detto, avevano il diritto di uscire ma non si poteva garantire loro la sicurezza assoluta visto che i talebani in genere non sono abituati a vedere donne per le strade. Insomma, un mezzo avvertimento, che sottintendeva che fosse meglio non sfidare la sorte.

Le donne non possono praticare sport.
Si svuoteranno certamente, invece, palestre, campi da gioco, piscine. Almeno di donne. «Non credo che alle donne sarà consentito di giocare a cricket, perché non è necessario che le donne giochino a cricket» ha dichiarato il vicecapo della Commissione cultura dei sedicenti studenti coranici, Ahmadullah Wasiq, affermando che nel gioco «potrebbero dover affrontare situazioni in cui il loro viso o il loro corpo non siano coperti. L’Islam non permette che le donne siano viste così». Inoltre, «questa è l’era dei media, e ci saranno foto e video e la gente li guarderà».

Questo e tanto altro….. Dai vincitori solo bugie e rigida arroganza.

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