Le imbarazzanti chat tra Palamara e Zingaretti: cosa non sappiamo ancora?

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Emergono altre conversazioni di Luca Palamara, il pm indagato per corruzione nel mercato delle toghe della Procura di Perugia. Questa volta però i messaggi coinvolgono i pezzi grossi della sinistra. Oltre all’attacco rivolto a Salvini (con le conseguenti scuse), sono rinvenute nuove conversazioni tra il pm e Nicola Zingaretti, come riportato da L’Espresso, in una rete di scambi di favori che non si limita solo al controllo delle nomine nelle procure. Palamara inoltre è stato in contatto anche con altri esponenti del Pd, ma sono le chat con l’attuale segretario del partito a creare clamore.

Le vittorie di Zingaretti

Dopo la vittoria delle regionali nel 2018, ci fu uno scambio di messaggio tra i due:

Palamara: “Grande Nicola grande vittoria!! Ripartiamo da qui tutti insieme!”

Zingaretti: “Grazie!!!”

Nel Maggio del 2019, prima delle elezioni europee, il pm replica al segretario del Pd, il quale affermava:

Zingaretti: “Se perdo avrò molto tempo libero”

Palamara: “E noi ti vogliamo molto occupato”

Le chat tra i due sono state depositate dai giudici di Perugia e consegnate agli avvocati difensori.

Le conversazioni inoltre mostrano come i due si siano incontrati in svariate occasioni, tra caffè, cene e appuntamenti in diversi bar romani.

Per Zingaretti quella con Palamara era una relazione importante, non lo trattava come uno dei tanti.

Sorgono delle domande

Viene da chiedersi perchè il governatore-segretario intratteneva rapporti così stretti con un magistrato dalla personalità che appare molto connotata dalla sfrenata voglia di contare? Era così importante avere rapporti simili a palazzo di giustizia?

Ci sono inchieste che durano anni e anni. In altri casi non più di un giorno: accadde proprio a Zingaretti con mafia capitale e l’iscrizione per 24 ore sul registro degli indagati. O meglio: 24 ore furono la durata della notizia su indagine e immediato proscioglimento. Il governatore fu graziato e di questo ne è consapevole.

Palamara sappiamo perché è indagato e ora sono uscite le intercettazioni. Chissà se conversazioni e rapporti di questo genere siano avvenuti anche con altri magistrati. Spetterebbe a Zingaretti sciogliere ogni dubbio, perché il silenzio in queste vicende non è mai una buona soluzione.

Ma il presidente del Lazio è fatto così e non a caso nel suo partito lo chiamano “saponetta”. Imprendibile. Appunto.

Ma questo silenzio non fa altro che alimentare la vergogna di queste chat. A quei livelli le amicizie importanti sono opache. Sono imbarazzanti non solo per i contenuti ma anche per il fatto di essere reali.

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