Le nostre radici: rileggere i documenti per scoprire cose nuove

Uno degli scrittori più noti, residente nella città di Castro e nel territorio del Ducato, è sicuramente Annibal Caro, antico letterato e segretario particolare di Casa Farnese

161

Molti sono i suoi racconti sui personaggi che si aggirano a corte, sulle dame e sui cavalieri ammessi alle tavole luculliane delle quali descrive i particolari e i rapporti epistolari racchiusi in ampi carteggi coi potenti dell’epoca.

Le sue righe ci sono preziose per dare volto e carattere alle donne sepolte tra le mura degli ordini religiosi femminili di Viterbo e dintorni, oppure passate in visita come benefattrici, o semplicemente in ritiro spirituale dopo una delusione, in atto pre – sponsale o nei primi tempi della giovane vedovanza. Le pergamene, per anni ritenute scomparse, ricompaiono nei tanti  archivi privati in giro per l’Italia e ai quali solo pochi hanno accesso.

Questa è una lettera appartenuta alla Marchesa d’Angoulème Regina di Navarra, presa da un testo più lungo scoperto e illustrato da D. Tordi.

All’interno dell’epistola si parla della Marchesa di Pescara che Annibal Caro descrive come vincitrice del mondo e di se stessa rispondendo alle domande del suo interlocutore  Giovan Francesco che gli chiede dei versi e degli scritti di Vittoria:« Io ò un libretto in carta pecora che la mi donò circa dieci anni sono, nel quale è cento tre sonetti, senza quegli che mi mandò poi da Viterbo in carta bam bagina, che son quaranta  i quali feci legare nel medesimo libretto e in quel tempo li prestai a molte persone, in modo che per tutto ci sono in istampa. Ò poi molte lettere che la mi scrivea da Orvieto e da Viterbo.»

Vittoria Colonna, assidua frequentatrice del Ducato e della città di Viterbo.

Vittoria nasce da Fabrizio Colonna in un periodo complicato di fine secolo, pochi anni dopo siede sul trono papale uno della famiglia dei Medici, Giulio, che diventa Clemente VII e l’Imperatore è Carlo V d’Asburgo osteggiato, come sempre, dai cugini francesi. Comincia la guerra che esplode in tutta Italia da Venezia a Firenze con i fiorentini che provano a cacciare i Medici. Clemente VII si accorda presto con Carlo V, tratta la ripresa di Bologna, Cervia, Ravenna, Modena, Venezia e, ovviamente sostiene il ritorno dei consanguinei nella città Toscana che reagisce con “ le bande nere” a capo delle quali pone Malatesta Baglioni. Michelangelo Buonarroti viene nominato commissario alle fortificazioni.

Vittoria Colonna intreccia un’amorosa amicizia con l’artista, dicesi platonica come quella di Laura e Beatrice, frequentandone la casa in via dei Marmi Sudici. Dopo il feroce assedio, le processioni con la Madonna dell’Impruneta, Firenze cade gloriosamente, Alessandro de’ Medici diventa tutore di Firenze ed è in questo momento che molte famiglie fiorentine e pistoiesi e tanti cavalieri della fazione cancelliera lasciano la loro terra per trasferirsi nel Ducato di Castro. Vittoria conosce bene Ferrucci, Baravolto e Guidotto Pazzaglia la cui famiglia l’aveva già ospitata nella casa sulle colline del riminese.

Nel carteggio di Cosimo De’ Medici troviamo una lettera datata 10 dicembre 1538 scritta su supplica di Vittoria da Ercole Malvezzi al Duca di Firenze in favore di Guidotto, altre righe le troviamo per mano di Ascanio Colonna nell’agosto del 1538. In data 29 dicembre 1538 Cosimo concede la grazia con la richiesta che Guidotto lasci la terra di Toscana, i due Colonna lo accompagnano a Castro come ospite gradito di casa Farnese. Dopo il matrimonio con d’Avalos, Vittoria vive un periodo a Ischia di Napoli tra Villa Pietralba e Via Tribunali a Napoli. Torna a Viterbo nel 1525, dopo una visita al padre a Marino, quasi sicuramente per il battesimo del figlio di Guidotto, Ranuccio, avvenuto nella cappella di un monastero di città vista la presenza dello zio, priore dei domenicani di Gradi.

Passa il suo tempo nel Convento di Santa Caterina, è febbricitante e viene a conoscenza della morte del marito. Incontra Annibal Caro e i nobili amici dei Farnese, scrive le sue rime e i suoi sonetti. Tra il 1541 e il 1543 è di nuovo a Viterbo attratta dagli “ spirituali ” di Reginald Pole al quale lascia per testamento 10000 ducati. La sua morte avviene a Roma e per intercessione dell’antico amico, il quale ha una nipote in un convento di Napoli, la sua salma viene traslata nella chiesa di San Domenico a Napoli.

Il ritratto di Vittoria Colonna riproduce il dipinto di Sebastiano del Piombo, autore che conserviamo nel Museo Civico del capoluogo della Tuscia, di lei, oltre al Codice delle Rime, ci rimangono alcune tracce nell’antica città di Castro che sto seguendo e  una sua firma autografa nella sottoscrizione del testamento dove per la prima volta scrive: Vittoria Colonna, generalmente si segnava come Marchesa di Pescara. Una donna tra le tante donne incorniciate nella nostra terra e che lasciano ricordi per farsi, per farci ritrovare.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui