L’ultima disfatta in ordine di tempo per il Pd viterbese, ovvero quella di Civita Castellana, ha certificato il fallimento totale della linea politica panunziana

Le segreterie panunziane hanno affondato il PD nella Tuscia

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A sinistra Giuseppe Fioroni, a destra Enrico Panunzi. Le loro due correnti si sono spaccate provocando gli insuccessi dei dem in tutta la Tuscia

Tutti gli addetti ai lavori sono rimasti piuttosto sorpresi dalla batosta rimediata dal Partito Democratico alle comunali di Civita Castellana. In quella che un tempo era la “Stalingrado viterbese”, il centrodestra ha eletto per due volte consecutive un proprio sindaco, alle ultime consultazioni addirittura senza passare dal ballottaggio vincendo al primo turno.

Una vera e propria mazzata per i dem che faticano sempre di più ad imporsi politicamente nella Tuscia. Ma quali sono le cause di questo tracollo che, a primo impatto, sembra essere inesorabile? Per capirlo bisogna fare un salto indietro nel tempo, esattamente a quando, dall’interno del partito, la corrente panunziana ha deciso di fare le scarpe a quella fioroniana, nonostante gli ottimi risultati politici ottenuti da quest’ultima.

Nel 2013 il Pd era infatti riuscito nell’impresa di eleggere a Viterbo il proprio candidato Leonardo Michelini, aggiudicandosi Palazzo dei Priori per la prima storica volta in 70 anni di Repubblica. Luisa Ciambella, nominata proprio da Michelini vicesindaco, aveva contribuito, combattendo in prima linea, a donare lustro al partito, convincendo un elettorato – quello viterbese – tradizionalmente tendente a votare centrodestra. Da quel momento qualcuno avrebbe potuto pensare che quel risultato straordinario sarebbe potuto essere essere solo l’inizio di un ciclo duraturo. Niente di più sbagliato.

Proprio la Ciambella, fioroniana di ferro, diventa in qualche modo il seme della discordia: per motivi ancora da chiarire, la maggioranza della base viterbese del Pd le volta le spalle e decide segretamente per “eleggere” a comandante l’allora consigliere regionale Enrico Panunzi. Lo strappo definitivo si consuma alle elezioni 2018: bisogna scegliere il candidato che sfiderà Arena, tutti danno per certa la nomination della Ciambella ma Francesco Serra (oggi consigliere comunale) sceglie di non sostenere l’ex vicesindaco e di correre da solo con una propria lista, facendosi cacciare dal partito. Rischiano di rimetterci per via di Serra anche lo stesso Panunzi (che da fonti interne viene indicato come il vero organizzatore del piano) e l’ex deputato Mazzoli, i due esponenti infatti avrebbero appoggiato da subito la scelta di Serra.

Come sono andate le elezioni lo sappiamo tutti: Arena e il cdx si giocano lo spareggio – poi vinto – con la Frontini mentre al Pd “amputato” non restano che le briciole, soltanto due i consiglieri eletti (proprio la Ciambella, capogruppo, ed Alvaro Ricci). Tuttavia, la lista di Serra, composta quasi per intero da figure appartenenti alla galassia Asl, elegge oltre a lui anche Patrizia Frittelli, che si è dimessa ed è stata sostituita da Mario Quintarelli. Il cardiologo, con l’intento di circondare e di spodestare la capogruppo, si guadagna inoltre l’appoggio di Lina Delle Monache e quello, seppur silenzioso, di Alvaro Ricci. Di conseguenza la Ciambella, ormai isolata, ha perso la leadership fattuale ed ora continua a battersi pur essendo rimasta da sola, rimanendo comunque sia attaccata con le unghie e con i denti al simbolo di quel partito con cui ha raggiunto risultati insperati.

Ma come detto, secondo alcuni, Serra avrebbe semplicemente agito da braccio, mentre la mente che si nasconderebbe dietro il piano sarebbe quella di Enrico Panunzi. Il nome di Panunzi è da sempre avvolto da un alone di mistero, l’odierno consigliere regionale non a caso da tempo viene indicato universalmente come l’attuale leader politico del Pd viterbese pur non avendo mai rivendicato in prima persona tale posizione. E questa considerazione non puó smentirla nessuno. Tagliare fuori un mostro sacro della politica nostrana come Giuseppe Fioroni non era impresa facile, eppure, tramite un piccolo golpe, sembra che Panunzi ci sia riuscito.

Ma il Pd ci ha guadagnato? A conti fatti possiamo affermare, con tanto di mano sul fuoco di scevoliana memoria, che no, il Pd non ci ha assolutamente guadagnato, anzi. I dati ci dicono che dal 2018, anno dello sgambetto dei panunziani ai fioroniani, i dem hanno perso senza appelli il confronto con il centrodestra sia a Tarquinia che a Civita Castellana, i due comuni più grandi dopo Viterbo.

Neanche a Tuscania i panunziani sono riusciti a vincere e basti pensare, per convincersi degli scarsi risultati ottenuti dalla sua direzione, che a Civita per ben due volte il candidato scelto dal “Mago dei Cimini” è uscito sconfitto: prima Zezza nel 2019 e poi a settembre Cancilla sono stati bocciati in quella che una volta era la roccaforte della sinistra.

La domanda ora è: ma quanto ci metterà il direttivo Pd ad accorgersi che non è questa la strada per andare in paradiso? Ma soprattutto, alla luce di questi insuccessi quale asso calerà dalla manica il buon Panunzi?

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