Arriva il vaccino e Belcollege inalbera il Gran Paves...ino. Andiamo a scoprire quali sono le tre facce del V-Day nella Tuscia

Le tre facce del vaccino viterbese: Fede, Speranza e Carità

154
Da sx a dx: il dottor Giulio Starnini, il dottor Giuseppe Cimarello e la dottoressa Silvia Aquilani

E così anche la Asl di Viterbo ha vissuto il suo storico V-Day, impreziosito dalla presenza del Mago Zinga e del suo fido geometra-sociologo, in arte Assessore alla Sanità, accecati dai flash di ogni tipo di emittente possibile. Evento irripetibile, potremmo definirlo, poiché tre dei suoi figli più in auge si sono pubblicamente “immolati” a questo vaccino, considerato ancora misterioso, porgendo gagliardamente il braccio con eroico sacrificio.

Ma perché proprio questi tre medici? C’è stata forse una segreta estrazione a sorte, tipo quella aziendale del Fantozzi ragionier Ugo per accompagnare il Duca Conte Semenzara al Casinò di Montecarlo? Ci sono state cogenti motivazioni tecniche, relative ad attività particolari dei singoli ovvero ad esposizioni delicate in servizio? Interrogativi laceranti che solo la purtroppo assente, al pari del Mago Cimino, Autorità Ecclesiastica avrebbe invece potuto spiegare.

Sono infatti le tre Virtù Teologali, Fede, Speranza e Caritá appunto, ad aver mosso il nobile gesto dei tre (numero magico e perfetto) medici che, a sprezzo di qualsivoglia rischio e pericolo, hanno varcato la soglia dell’ignoto.

Il dottor Giulio Starnini, in fondo, aveva da farsi perdonare qualche piccolo-grande incidente di percorso: aveva iniziato, ante Covid-19, con la brutta storia degli esami di laboratorio gratis (senza ticket dovuto) a Medicina Protetta, sorvolando le liste di attesa. Un episodio evaporato nella dissolvenza tipica pro-Asl della giustizia nostrana, per giungere al contributo diretto fornito per scarcerare, con il Covid imperante, oltre 200 ospiti delle patrie galere, ivi reclusi per reati di associazione mafiosa e camorristica, e dico poco.

Il potentissimo dottor Giuseppe Cimarello non ha invece bisogno di presentazioni: spessissimo in cronaca nella sua qualificata ed indefessa opera nelle “Cure Primarie”, pur scivolando sulla gaffe del dottor Catasca (preso a convenzione per una cosa e spedito poi a farne un’altra) e del B&B trasformato in CovidResort, con un semplice “Sim-sala-bim” alla Silvan, sale sul patibolo in effetti a piena tutela della compagna di vita, oggetto/soggetto di strane vicende tutte concentrate nel Laboratorio di Genetica Medica (mai autorizzato a processare i tamponi, pur continuando a farlo) e per la quale è emersa ieri in cronaca la seria e fondata possibilità di un inabissamento della fulminante carriera.

E da ultimo la dottoressa Silvia Aquilani, che arriva seconda su due partecipanti al concorso per la Direzione del SIPA ma viene scelta a discapito della prima, la dottoressa Daniela Migliorati, prossima alla pensione e reggente fino a quel momento. Manco ”il premio alla carriera” gli è toccato.

Eccoli qua gli aspiranti martiri. Eddai, un minimo di riconoscenza, tanto abbiamo imparato che il Covid-19 premia sempre, nessuno tema.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui