Con 29 voti favorevoli e 221 contrari, il Senato boccia la mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Sanità. La Lega: "FdI lavori su commissioni d'inchiesta, non su mozioni che hanno il chiaro intento di mettere in difficoltà noi e Forza Italia"

Lega e Forza Italia salvano il ministro Speranza: non passa la mozione di sfiducia presentata da FdI

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Si è da poco conclusa in Senato la votazione sulla mozione di sfiducia presentata da Fratelli d’Italia nei confronti del ministro Roberto Speranza. Come era nell’aria, l’Aula ha bocciato senza tentennamenti la mozione: i voti favorevoli sono stati 29 e quelli contrari 221.

A salvare il ministro e, soprattutto, la tenuta della maggioranza del Governo Draghi, sono stati i voti contrari di Lega e Forza Italia, piuttosto aspri nei confronti dei colleghi di Fratelli d’Italia. “Ministro Speranza – ha detto il capogruppo leghista Massimiliano Romeo durante le dichiarazioni di voto – l’abbiamo sentita molto determinato e deciso nel suo intervento, questo ci fa piacere perché significa che sarà lei il primo a voler sostenere la commissione d’inchiesta”. L’appello – ha poi proseguito Romeo – è a tutti i partiti. Lo diciamo anche ai colleghi di Fdi, che immagino su questa questione rivendicheranno giustamente la presidenza. Magari è molto meglio lavorare sulle commissioni d’inchiesta piuttosto che presentare mozioni che hanno forse più l’intento di mettere in difficoltà la Lega e Fi, che il ministro Speranza”.

Sono state bocciate anche le altre due mozioni, presentate rispettivamente dal senatore di ItalExit Gianluigi Paragone e da Mattia Crucioli di “L’alternativa c’è”. La mozione di Paragone è stata bocciata con 29 sì, 206 no e due astensioni, quellla di Crucioli con 28 voti favorevoli, 204 contrari e due astensioni.

Prima del voto, Speranza aveva parlato in Aula, difendendo la sua azione di governo. Nello specifico il ministro della Salute ha ricordato come “dopo 7 governi” in cui il piano pandemico non era stato aggiornato, è stato fatto durante il suo mandato. “In un grande Paese non si fa politica su una grande epidemia, ha quindi aggiunto, sottolineando come l’Italia sia arrivata “impreparata al Covid perché per decenni è stata trascurata la sanità pubblica considerata come un costo”.

 

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