In Provincia la Lega abbandona la maggioranza e FdI si sgancia da Talete, entrambi mettono nei guai il Pd panunziano. Forza Italia resta ma con la valigia pronta... ora l’impero scricchiola

Lega e Fratelli d’Italia danno il benservito a Panunzi

207

Quasi tutti gli imperi sorti nel corso della storia sono crollati una volta raggiunto l’apice. Questo triste destino attende anche l’impero fondato dal consigliere regionale Pd Enrico Panunzi, divenuto da ormai quasi 7 anni il grande burattinaio del centrosinistra viterbese.

Il momento di massimo splendore, Panunzi ed il suo impero non lo hanno raggiunto, come erroneamente molti pensano, due anni fa con la rielezione al Consiglio regionale ma, bensì, a marzo 2020. Difatti, mentre il Covid volteggiava sulle nostre teste come un avvoltoio, il Mago dei Cimini preparava il campo per il suo ambizioso progetto: unire centrosinistra e centrodestra in Provincia in quello che è stato nominato “Patto di Solidarietà” e che altro non era se non un patto trasversale.

Immaginate le due coalizioni più votate del Paese mettersi attorno ad un tavolino per gestire, seppur in una provincia ristretta come la Tuscia, tutto il potere: dal controllo dell’acqua con Talete all’energia, dalle strade alle scuole e l’ambiente passando per i rifiuti.

Bene, Enrico Panunzi è riuscito a far diventare realtà tutto questo. Quella che fino a marzo era solo la visione di qualche appassionato di fantapolitica, a Viterbo si è realizzata.

Un’idea degna di San Tommaso Moro quella di unire csx e cdx al servizio della Tuscia per uscire dalla pandemia, peccato che non sia andata proprio così.

Eh già, il sogno del panunzianesimo si è materializzato con i suoi pro ed i suoi contro. E proprio i contro sembrano essere stati sottovalutati dal leader cimino, il quale credeva di poter tenere ancora a lungo per la collottola sia la Lega del senatore Fusco che Fratelli d’Italia e quindi il deputato Mauro Rotelli. L’altra cosa che Panunzi sembra aver sottovalutato è la questione legata al danno erariale in cui è incappata Talete. Questi due errori di valutazione costeranno davvero caro al consigliere regionale canepinese ed al suo impero.

Come detto, una volta giunto all’apice, l’impero panunziano è stato letteralmente travolto dal susseguirsi degli eventi: prima la batosta elettorale di settembre, poi l’esplosione del caso Talete ed infine le prese di posizione degli ambigui alleati di centrodestra.

Il tonfo alle elezioni di Civita Castellana ha fatto capire a tutti quanto l’elettorato dem si sia stancato delle segreterie Pd telecomandate dall’alto e dei candidati piuttosto insipidi proposti negli ultimi anni. Che invece, entro la fine dell’anno, saltasse fuori la notizia del danno erariale targato Talete era facile prevederlo. La Corte dei Conti, de facto, non poteva assolutamente lasciar cadere in prescrizione il tutto e per questo, proprio in prossimità del triplice fischio, si è pronunciata a gran voce. La Talete Spa è in avanzato stato di decomposizione (altro che decozione, come detto dai magistrati) e Lega e FdI, qualora avessero deciso di votare l’aumento delle tariffe in questo momento di crisi nera, avrebbero commesso un peccato quasi mortale in vista delle comunali primaverili.

Ed allora, mentre l’imperatore Panunzi, ormai accerchiato, cercava di trovare una difesa credibile, Umberto Fusco e Mauro Rotelli hanno trovato il coraggio di ribellarsi – finalmente – dalla schiavitù. Il primo tirandosi fuori dalla maggioranza, il secondo sganciandosi da Talete. I due parlamentari si sono tirati fuori dallo strampalato “Patto di Solidarietà Trasversale” che univa Pd, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia (quest’ultimo partito, seppur rimanendo sempre all’opposizione, ha dato quando possibile appoggio ai primi tre).

L’addio dei leghisti e dei meloniani ha lasciato Panunzi ed i suoi uomini in Provincia da soli, costringendoli ad aggrapparsi disperatamente a Forza Italia. E qui arriva il bello, dato che FI ha deciso di rimanere al timone della maggioranza ma sembra aver già fatto le valigie in caso di emergenza.

Ed in effetti, può un politico esperto come Giulio Marini non comprendere che, mischiandosi con i panunziani, la lunga e storica tradizione di Forza Italia a Viterbo può essere messa in pericolo? Sarà stato certamente scaltro Enrico Panunzi in questi 7 anni, ma, ne siamo certi, un vecchio volpone come Marini (per due volte presidente proprio della Provincia, poi senatore ed in seguito deputato e sindaco di Viterbo) ha un asso nella manica. Forse l’intento è quello di salvare la poltrona di sindaco – e di vicepresidente a Palazzo Gentili – del buon Alessandro Romoli, compagno di partito che a Bassano in Teverina deve più di qualche favore ai panunziani, oppure c’è qualche altro piano nella testa del forzista viterbese per eccellenza. Ora, con il vecchio amico-nemico in difficoltà, l’orologio dei berluscones potrebbe suonare l’ora della vendetta: che sia arrivato il momento di capovolgere i ruoli e prendere per la collottola i piddini panunziani?

Solo il tempo potrà rispondere a questa domanda. Nel frattempo non ci resta che prendere i popcorn e vedere ora come si evolverà la situazione. L’unico ad uscire ridimensionato da questa contorta storia di intrecci, congiure e patti con il diavolo è chiaramente Enrico Panunzi: ora il suo regno sta iniziando a tremare…

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui