Liberazione, Giampieri: “Viva la democrazia, via la libertà”

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“Celebrare la Liberazione rappresenta un onore per ogni cittadino come me investito del ruolo di amministratore pubblico. Un momento importante per ogni comunità, perché ci permette di ricordare, senza distinzioni di parte, quanti con il sacrificio più grande permisero l’affermazione della libertà e della democrazia”.

Lo dice, in una nota, il sindaco di Civita Castellana Luca Giampieri.

“Oggi che il mondo è sconvolto da una guerra sanguinosa, approfitto di questo spazio per le celebrazioni del 25 aprile per invitarvi alla riflessione, per porci insieme delle domande su quanto sta accadendo ai confini dell’Europa democratica, dove un popolo che ha scelto l’autodeterminazione è sotto l’attacco di un esercito oppressore inviato a seminare terrore e distruzione da un autarca sanguinario, un nuovo zar che avvelena e imprigiona gli oppositori e che ha il terrore del contagio della democrazia.

La distinzione tra oppressi e oppressori non può ammettere ambiguità. Nei paesi democratici come l’Italia non possono albergare dubbi su quale dei due popoli in conflitto vada sostenuto, supportato con ogni mezzo, aiutato, a quale dei due vada tesa la mano affinché quanto prima giunga alla propria liberazione. Chiediamoci oggi, 25 aprile, riflettendo sulla resistenza ucraina: cosa ne sarebbe stato della nostra Resistenza all’invasore tedesco senza l’aiuto alleato nel 1945? Questa domanda dobbiamo porci quando pensiamo alla guerra di oggi, agli ucraini attaccati dai russi, alle vittime di Bucha e di Mariupol, agli eroi delle acciaierie Azovstal. Dobbiamo porcele queste domande, e avere chiare anche le risposte. Oggi, 25 aprile, giorno in cui si celebra la libertà, noi da che parte vogliamo stare? Da quella degli oppressi ucraini o da quella degli oppressori russi?

Prendo in prestito per l’occasione le sagge parole pronunciate qualche giorno fa dal capo dello Stato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Perché incarnano perfettamente lo spirito della Resistenza, quella di ieri come quella di oggi. Perché entrambe sono la stessa faccia della medaglia. “La Resistenza fu una rivolta in armi contro l’oppressore, difesa strenua del nostro popolo dalla violenza – ha detto Mattarella -, un popolo in armi per affermare il proprio diritto alla pace. A pagare furono, come non mai, le popolazioni civili: fu quella, una crudele violenza contro l’umanità, con crimini incancellabili dal registro della storia. Un’esperienza terribile che sembra però dimenticata, in queste settimane da chi manifesta disinteresse per le sorti e la libertà delle persone, accantonando valori comuni su cui si era faticosamente costruita, negli ultimi decenni, la convivenza pacifica tra i popoli. L’attacco violento della Federazione Russa al popolo ucraino non ha giustificazione alcuna. La pretesa di dominare un altro popolo, di invadere uno Stato indipendente, ci riporta alle pagine più buie dell’imperialismo e del colonialismo. La solidarietà che va espressa e praticata nei confronti dell’Ucraina dev’essere ferma e coesa: dal nostro 25 aprile, ricorrenza della data che mise fine alle ostilità sul territorio italiano, viene un appello alla pace e a non arrendersi di fronte alla prepotenza”.

Ecco allora che oggi, ricordando la Liberazione, dobbiamo chiarire con fermezza da che parte vogliamo stare. La linea equidistante sulla guerra in Ucraina non è, infatti, né coerente con la nostra storia né rispettosa di quei valori di libertà e autodeterminazione su cui si fonda la nostra democrazia. E per i quali tanti hanno dato la vita e continuano, alle porte dell’Europa, a sacrificarla anche adesso. Non ci si può nascondere, oggi più che mai, dietro un’equidistanza che mette sullo stesso piano chi in questo conflitto che insanguina il nuovo millennio è dalla parte giusta e chi invece dalla parte sbagliata della storia.

La liberazione passa dalla pace, è vero, ma la pace si raggiunge combattendo con le armi al fianco degli oppressi contro gli oppressori. Al fianco della democrazia contro l’autarchia. Al fianco ieri dei partigiani e degli alleati contro i tedeschi e oggi dell’Ucraina contro la Russia. Solo, infatti, quando l’Ucraina invasa sarà liberata dagli aggressori russi sarà vera pace. E vera liberazione. Viva la democrazia – conclude Giampieri – viva la libertà”.

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