Militari delle Forze Speciali tricolori altamente addestrati andranno a contrastare i Tuareg radicalizzati all’Islam

L’Italia del coronavirus in guerra nel Sahel per compiacere “le roi” Macron

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Può sembrare surreale, ma l’ Italia devastata dal Covid-19 parte armi e bagagli per fare la guerra all’ incalzante terrorismo jihadista nel lontano e impervio Sahel, vasta regione desertica dell’ Africa occidentale dominata dall’ influenza francese, che si estende dalla Mauritania al Sudan passando per Mali, Nigeria, Ciad, Niger e Burkina Faso. Una decisione già concordata a Napoli nell’ incontro bilaterale di febbraio e che l’ emergenza Coronavirus non ha frenato o cancellato, tanta è la voglia del governo Conte di compiacere “le roi” Emmanuel Macron, alleato fondamentale – e certo non disinteressato – nella difficile trattativa europea, per noi vitale, sul Recovery Fund annunciato da Ursula Von der Leyen ma che incontra ancora il gelo dei paesi del Nord con la solita irriducibile Olanda in testa.

Soldati italiani nel Sahel

Dunque, a inizio settimana, il consiglio dei ministri ha detto sì alla missione dal nome in codice “Takuba”, che porterà un paio di centinaia di militari delle Forze Speciali tricolori altamente addestrati (il numero esatto deve essere ancora definito) nelle dune dell’ area sub-sahariana a contrastare i Tuareg radicalizzati all’ Islam, che solo in questo lasso di 2020 hanno sferrato un centinaio di attacchi a basi militari e obiettivi civili provocando oltre un migliaio di morti, in larga parte inermi contadini cristiani, e sono entrati pesantemente nel business del traffico dell’ immigrazione clandestina aprendo nuovi corridoi ai disperati che hanno ricominciato ad affollare le “rotte della speranza”. Non sarà, insomma, una “passeggiata” o poco più quella dei nostri soldati. Non solo compiti di addestramento e supporto delle forze armate dei governi regolari e delle popolazioni locali: un ruolo “combat” e ad alto rischio molto più che di “training”, come si deduce dalle caratteristiche dei corpi scelti che verranno destinati al Sahel sotto il comando di Parigi ma con regole di ingaggio (almeno quelle) che verranno stabilite a casa nostra. Si parla infatti, tra gli altri, di incursori del Nono Reggimento Col Moschin, di marinai del GOI, di avieri del 17esimo Stormo, di elementi del GIS dei Carabinieri, di parà degli Alpini.

Perché “Takuba” è tanto fortemente sospinta da Monsieur le President? Perché il Sahel – dal Niger al Golfo di Guinea – è l’ ampia porzione del Continente nero rimasta (più o meno saldamente) sotto il controllo di Parigi e del suo neo-colonialismo vorace e affaristico, che tiene in scacco e foraggia i corrotti regimi della regione anche grazie al famigerato franco CFA, la moneta corrente che dipende dalla collaborazione tra la Banca di Francia e le banche centrali degli Stati dell’ antico impero.

Un tuareg col volto velato dalla tagelmust

Dal punto di vista politico la caccia agli “uomini blu”, i guerrieri nomadi passati sotto le insegne di Daesh, è un cimento importante per l’ ambizioso Macron. Una sorta di prova generale di quell’ esercito comunitario da tempo vagheggiato dal presidente tra l’ orrore di Trump e della Nato e la freddezza della Merkel. Alla task force internazionale che si va formando per l’ operazione “Takuba”, oltre a francesi e italiani, parteciperanno militari cechi, belgi, estoni, ma non tedeschi, né (dopo un primo assenso) norvegesi. Finlandia e altri paesi coinvolti in “missioni di pace” minori all’ interno dell’ Africa stanno riflettendo se aderire. L’ Italia della coalizione rossogialla si è accodata entusiasticamente all’ audace ed egemonico progetto dei cugini transalpini. Ci auguriamo che non se ne debba pentire amaramente. Di certo, i vantaggi per noi sono inferiori all’ azzardo. Deterrenza nei confronti di una nuova ondata di immigrazione “selvaggia”?Sembra francamente un obiettivo residuale rispetto al fine primario di “Takuba”, nata per proteggere i cospicui interessi francesi nel Sahel.

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