Lo sapevate? Il grande Raniero Gatti era analfabeta

Prosegue il racconto dedicato alla meravigliosa storia di Viterbo. Forse non tutti sanno che il grande Raniero Gatti era un analfabeta.

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Palazzo Papale Viterbo

Se Papa Alessandro IV nel 1257 prese la decisione di trasferirsi a Viterbo, dobbiamo ringraziare anche e soprattutto l’azione decisa e perentoria di un nobile bolognese di fede ghibellina, tale Brancaleone degli Andalò. Nel nuovo ordinamento repubblicano di Roma, questo uomo tutto d’un pezzo, rivestiva la carica di Senatore e di Capitano del Popolo.

Infatti, in quel fatidico anno del 1257 (quando Alessandro IV si trasferì a Viterbo) in seguito ad una sommossa contro gli Annibaldi (famiglia alla quale il Papa Alessandro IV era imparentato), il nobile bolognese fu inviato per la seconda volta a Roma, dove erano accaduti fatti di una certa gravità. Il senatore in carica, il bresciano Maggi era stato deposto e assassinato. Brancaleone degli Andalò sedò la sommossa, fece impiccare due rappresentanti della famiglia Annibaldi, e comandò che fossero distrutte un centinaio di torri baronali.

Il papa allora scomunicò Brancaleone e quest’ultimo per niente intimorito, minacciò di radere al suolo la città di Anagni, dove vivevano i familiari di Alessandro IV.

Tale risposta spaventò a morte il Papa che costretto a più miti consigli, ordinò subito che fosse tolta la scomunica al Senatore. Ormai però i rapporti tra i due erano talmente logori e tesi che il Papa non si sentiva più sicuro e protetto nella città eterna. Secondo alcuni storici Brancaleone era talmente fuori di sé, che se avesse incontrato il papa, lo avrebbe passato a fil di spada.

Dopo questi episodi molto gravi il papa Alessandro IV pensò bene di rifugiarsi nella munita e protettiva Viterbo, insieme alla Curia e alla Corte Pontificia.

Nella nostra città fu ospitato nel Palazzo degli Alemanni che sorgeva sul colle di San Francesco, perché il Palazzo Papale non era stato ancora costruito.

Forse fu proprio l’arrivo del pontefice nella nostra città a spingere Raniero Gatti ad occuparsi della trasformazione del Palazzo Episcopale in un moderno Palazzo Papale. Il progetto prevedeva che il nuovo Palazzo avesse i requisiti di una reggia e la solidità di una fortezza.

Raniero Gatti, conoscendo i vantaggi che avrebbe avuto la città di Viterbo ospitando il Papa, fece progettare il nuovo Palazzo con tutti i crismi della modernità. Egli mirava a creare tutte le comodità possibili per fare in modo che i pontefici si trovassero molto bene, coltivavando la mera illusione che i papi non tornassero più a Roma.

Il Palazzo Papale fu completato nel 1266, e il primo pontefice che vi abitò fu il francese Clemente IV. Un’epigrafe scolpita nel peperino, posta sull’ingresso del Palazzo recita: “Rainerius Gattus iam ter capitaneus actus Edem papalem struit istam pontificalem Hoc habeas menti lector q(uo)d mille ducenti anni sexdeni currebant denique seni, Gatti quos cernis currendo solent dare saltum Virtutes signant per quas conscendit in altum.”(Raniero Gatti, per la terza volta eletto capitano, costruì questo palazzo destinato al Pontefice. Tu che leggi ricorda che correva l’anno 1266. I gatti che vedi, quando corrono, spiccano salti: indicano le virtù per le quali egli si eleva).

Nell’anno successivo (1267), Andrea di Beraldo, cugino del Capitano del Popolo Raniero Gatti, arricchì il palazzo di una meravigliosa Loggia delle Benedizioni, con doppia facciata, una rivolta a nord verso la Valle del Tignoso (oggi Valle Faul), e una a sud, verso la Piazza di S. Bernardino, (oggi intitolata a S. Lorenzo).

Non si conosce la data certa della morte di Raniero Gatti, però in un arbitrato tra i suoi figli Visconte, Raniero e Pepone, avvenuto nel 1270, egli era già trapassato. Dei suoi discendenti quelli che hanno lasciato un segno più incisivo nella storia cittadina, sono i suoi figli già più volte menzionati, Visconte e Raniero. Essi sono da ricordare per aver intrapreso la carriera politica passando dalla “porta” aperta dal loro genitore, esercitando la professione di Podestà, in diversi comuni forestieri.

Infatti, Raniero fu chiamato nel 1298 a Parma, Visconte ad Arezzo (1269 e 1286) e Foligno (1271). Oltre a questi due e a Pepone, le fonti storiche ricordano altri quattro figli di Raniero Gatti: Princivalle, Priore della chiesa viterbese di S. Stefano (che sorgeva nella attuale Piazza delle Erbe)  nel 1296, e poi tre femmine, Latina, Margherita e Melontana (o Meloncana).

Per comprendere meglio l’importanza di Raniero Gatti, uno dei principali protagonisti del XIII secolo viterbese, c’è una testimonianza (citata da Norbert Kamp, nel libro “Istituzioni Comunali in Viterbo nel Medioevo”) che sorprende e stupisce, ma illumina con una luce nuova il personaggio storico.

Nella deposizione resa ad un magistrato, nel corso di una causa tra il Comune di Viterbo e un proprietario terriero della zona Teverina, per la località Selva Pagana.

Raniero Gatti, parlando del biennio in cui era stato Capitano del Popolo (1257-59), raccontò come in tale veste spettasse a lui nominare i consoli, e aggiunse con orgoglio che in quel tempo a Viterbo, nulla poteva essere fatto senza il suo ordine.

Ricordò anche come, durante il suo mandato, avesse svolto un’attiva campagna di ricognizione e rivendicazione, dei domini territoriali del Comune, e curato la creazione di un archivio del Capitano del Popolo, che si affiancava a quello del Podestà, con l’impianto di registri del tutto simili a un catasto.

Trascriviamo di seguito il contenuto, per alcuni versi sorprendente, della deposizione prestata da Raniero Gatti.

Domanda del giudice: “Qual è il contenuto degli strumenti?” (Si intende l’archivio del Capitano del Popolo).

Risposta di Raniero Gatti: “Io sono analfabeta e perciò ne ignoro il contenuto, ma gli strumenti ci sono ancora, poiché li consegnai a Ponzio (Ponzio Henrici Landolfi capo dei Tignosi) che per due anni fu Capitano del Popolo, subito dopo di me. E ora si trovano presso Angelo di Pietro Bono e Oddone di Pietro d’Alessandro, Capitani”.

Dunque Raniero Gatti, il grande Capitano del Popolo che si rese protagonista assoluto nella realizzazione del bellissimo Palazzo papale, e di tante vicende legate ai conclavi, che avevano portato il suo nome in tutto il mondo allora conosciuto, era analfabeta.

Negli archivi del Comune di Viterbo si conservano molti documenti fatti scrivere da Raniero Gatti e da lui firmati e autenticati. Quindi c’è da supporre che l’uomo avesse bene organizzato i suoi uffici servendosi di persone degne di fiducia.

Naturalmente per noi che viviamo in una epoca dove la lotta politica è sempre più aspra, e si serve anche di delazioni e colpi bassi, un comportamento del genere non sarebbe più possibile.

Rimane il fatto inoppugnabile che un analfabeta è riuscito a creare quel gioiello di architettura medievale che ancora oggi è un fiore all’occhiello della nostra città, mentre fior di laureati che affollano il nostro Consiglio Comunale, non sono neanche in grado di cambiare i vetri di protezione della “Callara”del Bullicame, e fare tornare il regolare flusso di acqua in questa emergenza termale, facendo chiudere il S. Valentino e ripristinando gli usi civici interrotti per quasi cinque anni.

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