Il ricorso allo smart working negli uffici pubblici viterbesi ha fatto solo danni, ecco perché

Lo smart working per i dipendenti pubblici a Viterbo non può funzionare

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Il nostro Paese è sempre stato sempre, da 30 anni ad oggi, paralizzato dalla burocrazia, è un dato di fatto. Il Coronavirus ha amplificato ancora di più questo problema nei mesi che dovevano essere quelli della ripartenza e la misura dello smart working (che in italiano significa telelavoro, ovvero il lavoro da casa) è il classico esempio di come la pezza talvolta possa essere infinitamente peggiore del buco.

La città di Viterbo, dove già la lentezza degli uffici pubblici si faceva sentire prima della pandemia, non fa assolutamente eccezione in questo caso: i tempi per ritirare documenti come ad esempio stati di famiglia, certificati di residenza, di matrimonio, di nascita, di cittadinanza ed anche di morte si sono tragicamente allungati. Le file fuori lo sportello

anagrafe del Comune situato in Via Garbini lo dimostrano su tutto. In questo caso il Comune si è preso tempo per decidere quale soluzione adottare e, finalmente, l’idea è stata partorita: questi certificati si potranno ritirare presso le edicole. A molti potrebbe anche venire da sorridere, ma quest’idea non è affatto male dato che le file ed i tempi di attesa si potranno ridurre sensibilmente. Ma c’è da dire anche che questa soluzione, quasi futuristica per certi aspetti, va a confermare quanto da noi sostenuto, ovvero che lo smart working ha paralizzato gli uffici pubblici.

Oltre all’emissione dei certificati sopracitati, l’altro settore che sta subendo all’ennesima potenza questo blocco dovuto al lavoro da casa è quello dei lavori pubblici. Per far iniziare dei lavori a Viterbo, anche i più banali come il taglio delle erbe e l’asfaltatura delle strade, si dovevano attendere mesi – se non anni – già prima, figuriamoci ora. Ad oggi, esattamente la metà dei dipendenti del Comune lavora in smart working e, con il maxi-emendamento al bilancio, la già lunga lista di interventi da realizzare entro il 31 dicembre si è drasticamente allungata. Gli uffici, verosimilmente, non reggeranno l’urto.

Una delle tante code chilometriche fuori l’ufficio anagrafe

Il Comune, dal canto suo, non può fare quasi nulla per entrare a gamba tesa e risolvere il problema: le normative vigenti non consentono ad Arena alcuna mossa. Gli appelli del sindaco alla minoranza, nella speranza che i suoi esponenti non ingolfino ancora di più la macchina amministrativa, non serviranno a niente.

Gli abitanti delle frazioni sono letteralmente imbestialiti con il Comune per i ritardi di alcune opere pubbliche che, in teoria, dovevano avere la priorità e che invece hanno dovuto attendere quasi un anno prima di poter partire. A Bagnaia i cittadini si sono armati di ramazza e sono andati a pulire diversi vicoli del borgo e, da una settimana, i lavori sembrano essersi definitivamente sbloccati, salvo intoppi, anche a La Quercia. Dovranno attendere invece i cittadini di Sant’Angelo e Fastello, dove i lavori dovrebbero partire appena terminati quelli a Bagnaia e La Quercia.

A Grotte Santo Stefano, dove per altro abita l’assessore con delega ai Lavori pubblici nelle frazioni Elpidio Micci, gli abitanti dovranno armarsi, al contrario dei bagnaioli, di pazienza. I lavori nella frazione grottana saranno gli ultimi a partire, ed il perchè lo spiega lo stesso Micci sul suo profilo Facebook: “Qualcuno mi chiedeva come mai Grotte Santo Stefano per ultimo? Per evitare che qualche intelligentone avesse strumentalizzato il fatto che il sottoscritto vive orgogliosamente in questo paese”.

Insomma, le attese non sono solo agli sportelli per ottenere indispensabili certificati ma anche per veder partire lavori come asfaltature e manutenzione del verde. E menomale che dovevano essere i mesi della ripartenza.

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