Lo spazio-tempo transnazionale del Menotti Art Festival Spoleto 2021

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“…i grandi artisti […] costruendo i grandi sistemi della visione fornivano uno

                 sfondo o uno schema universale all’esperienza particolare degli individui e

                 indicavano così una via di salvezza” Giulio Carlo Argan

Diversamente da scienza e tecnologia l’arte non dispensa soluzioni ma pone domande.

A cominciare da quelle eterne: cos’è e a cosa serve l’arte; domande che fanno dell’arte una disciplina sempre contemporanea. Con la comparsa delle società di massa due nuovi interrogativi affiorano dal denso reticolo dei nodi irrisolti della condizione umana esplorati dalla metodologia artistica: quale genere di rapporto si stabilisce tra arte e comunicazione? Attraverso quali canali l’arte racconta se stessa a milioni di persone impegnate a sopravvivere nell’età dell’abbondanza? Tali canali sono le medesime linee di diffusione dell’ordinario traffico informazionale o costituiscono parametri intrinseci all’arte?

Per secoli il rapporto tra arte e persona è stato un rapporto quasi mistico di prossimità e di identità: i grandi luoghi di culto, i musei, i teatri, le sale da concerto, i monumenti erano i soli poli d’interazione fra l’opera d’arte e il (diciamo) fruitore.

Dal 1958, a Spoleto, per iniziativa del compositore Gian Carlo Menotti (1911-2007), è stato sperimentato un format nuovo, il celebre Festival dei due mondi, dotato di un baricentro, la ricca planimetria offerta dalla Città di Spoleto e diramazioni transnazionali, come lo Spoleto Festival Usa, nella Carolina del sud e il Melbourne International Arts Festival, in Australia. Un format che si potrebbe qualificare come “paradigma dell’universalità” il quale, non rinunciando all’intimo rapporto di prossimità/identità, fa dell’arte un topos transnazionale.

Il presidente Luca Filipponi – docente dell’Accademia Auge e direttore dell’agenzia formativa Iefo – causa le restrizioni dovute alle misure anti-Covid, ha da poco anticipato il programma  dell’edizione 2021 del “Menotti art festival Spoleto”; un circuito in stretto rapporto di continuità con l’imprinting originario, che integra la parte “Art in the City Spoleto”, dal 24 al 27 settembre, con tre importanti eventi esterni: a Venezia (maggio), per la “Biennale 2021”, negli USA (novembre) e in Stoccolma (dicembre), in coincidenza con il conferimento del Nobel 2021 per la letteratura. Perché il “Menotti” di quest’anno include anche la celebre Accademia di Stoccolma? Per due ottime ragioni: perché il Nobel è anch’esso un’istituzione transnazionale e perché tra i candidati al premio per la letteratura figura il poeta italiano Angelo Sagnelli, conosciuto anche per la raccolta di testimonianze sul salvataggio dello storico Caffè Greco di Roma e direttore artistico “Menotti art festival Spoleto”.

Un progetto che è un augurio di buona speranza per la ripresa del dopo-Covid.

                                                La mia speranza è il soffio d’altro tempo,
che spinge sempre e ovunque il mio pensiero
tra le barriere di un perduto cielo
a ricercare ciò che poi non trova.

dalla poesia “il vuoto”, di Angelo Sagnelli

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