Lo stadio San Paolo di Napoli sarà intitolato a Diego Armando Maradona

216
NAPLES, ITALY - MAY 05: Diego Armando Maradona, during a Serie A match between Napoli, S.S.C and Juventus Football Club at Stadio San Paolo on May 5, 1985 in Naples, Italy. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images)

La sua morte ci ha preso in contropiede. Ci ha lasciati attoniti, interdetti, come di fronte a una sconfitta inaspettata. Ha segnato il suo ultimo goal, compiendo 60 anni, Diego Armando Maradona, il 30 ottobre scorso. Ora il Pibe de oro ha attaccato definitivamente le scarpette al chiodo. Tutto il mondo piange il grande campione.

El Diez è morto alle 13.02 quando in Italia erano da poco passate le 17.  Accanto a lui, tra le persone di fiducia, c’erano Maximiliano Pomargo e Johnny Espósito: sono stati loro a chiamare il dottore Leopoldo Luque, l’avvocato Matías Morla e le figlie (Dalma, Gianinna e Jana). Alle 10 si era sentito male e, verso mezzogiorno, la situazione si è aggravata fino a che il Pibe de oro ci ha lasciato.

Mentre l’Argentina ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, a Napoli, ieri, in serata, l’annuncio ufficiale: lo Stadio San Paolo diventerà lo Stadio Diego Armando Maradona. Un dribbling veloce, come quelli ai quali il campione dei campioni ci ha abituati.

È stato annunciato da Laura Bismuto, presidente della Commissione Toponomastica del Consiglio comunale di Napoli. «In qualità di presidente della Commissione Toponomastica – ha affermato – ho il piacere e l’onore di annunciare alla città che, di concerto con il sindaco e con l’assessora alla Toponomastica Alessandra Clemente, sentito anche il prefetto per la deroga alla regola dei 10 anni dalla morte, abbiamo deciso di intitolare lo Stadio della città di Napoli a Diego Armando Maradona». Già lunedì ci sarà una Commissione per formalizzare la proposta subito.

Il suo nome non resterà certamente solo in quello stadio. Rimarrà nella leggenda del calcio; è impresso nella storia da quando lasciò, ragazzino, quel campo fangoso della periferia di Buenos Aires per volare e farci sognare nella nazionale argentina e poi nel Napoli.

Ha dipinto il suo capolavoro calcistico nella migliore cornice possibile e mai immaginabile, ma, nella vita fuori dal campo, eccessi e sregolatezza non l’hanno aiutato. Stavolta, non è riuscito, in extremis, magari su calcio d’angolo, a dribblare la morte e a segnare uno dei suoi goal.

Ma per tutti noi ha comunque vinto la partita, meritando di portare con sè la vera coppa dei Campioni del mondo, avendo insegnato al mondo che, con impegno, coraggio e determinazione, anche un piccolo “guajone argentino”, da una baracca, può salire sull’Olimpo dei più grandi.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui