Lo stupro, questo sconosciuto. Come si rovescia la realtà dei fatti

99

In questo periodo così drammatico per la pandemia si è poco parlato di “stupri” – in particolare modo quelli di “gruppo” – ma non perché non ce ne siano stati, forse sono caduti nel silenzio.

Ora che è esploso però il caso del figlio di un noto politico, si risente riecheggiare la parola terribile: “se l’è cercata”.

Ricordiamoci sempre che questo è uno dei motivi principali per cui le donne si chiudono in loro stesse.

“Se l’è cercata: guarda com’era vestita”, “Se davvero avesse voluto, avrebbe potuto opporsi”, “Era ubriaca, quindi è anche colpa sua”, “Le donne serie non vengono stuprate”. È questo il vocabolario dell’atteggiamento sovente riservato alle vittime di violenza, quando mancano la condivisione della sofferenza e prevale la colpevolizzazione più cieca.

Oggi più che mai occorre cambiare questo tipo di cultura, scardinare gli atteggiamenti sociali basati sulle relazioni di potere di genere, anche grazie al contributo dei media e dei social network. Lo dimostra Chiara Ferragni che, ultimamente, ha preso posizione su questo fenomeno, calcando la mano sulle storie che racconta nella sua pagina Instagram.

“Senza parole per questi atti che dimostrano ancora una volta che i comportamenti violenti e pericolosi di un uomo vengono sempre minimizzati e le donne sempre colpevolizzate per crimini commessi contro di loro. Questa società deve darsi una bella svegliata”, è stato il commento della nota influencer.

Io personalmente mi sono occupata di un caso così grave circa 13 anni fa, e se riuscirò a raccontarlo, vi accorgerete che sono stati fatti pochissimi passi avanti. Da tutte le istituzioni, associazioni, forze dell’ordine, c’è un forte incitamento a denunciare, ma a me riecheggiano ancora nelle orecchie le parole della giovanissima ragazza “se avessi saputo che dopo tutto quello che avevo subito, molti mi hanno fatto passare agli occhi di tutti come una poco di buono, una ragazza facile, una che se l’ era cercata, non avrei mai denunciato, visto poi il risultato”.

Cara Chiara, hai proprio ragione tu: l’ora del giorno o della notte non violentano, i vestiti non stuprano, una festa non può uccidere. Cara Chiara, grazie di averci ricordato che se lo stupro è colpa della minigonna, questa società ha un grande problema. Occorre che questa logica perversa sia rovesciata.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui