L’Olio Tamìa di Vetralla, grazie a Pietro Re, è tra le eccellenze d’Italia e del Mondo

Con il massimo riconoscimento delle “Tre Foglie” il Gambero Rosso ha appena inserito Tamìa nella guida Oli d’Italia 2019.

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Con il massimo riconoscimento delle “Tre Foglie” il Gambero Rosso ha appena inserito Tamìa nella guida Oli d’Italia 2019 e con orgoglio il suo produttore Pietro Re parteciperà Domenica 24 Marzo al Forum della Cultura dell’Olio a Roma per festeggiare un altro importantissimo traguardo: le “Cinque Gocce” di Bibenda 2019. Molteplici sono i premi nazionali ed internazionali che le tre varietà di Olio Biologico – Tamìa Gold Leccino, Maurino e Caninese hanno vinto in pochi anni e che Pietro espone con semplicità all’interno della sua azienda, nonché casa dello stesso.

Com’è nata l’idea di produrre e vendere un olio di altissima qualità?

Il progetto è nato nell’ottobre del 2012 dopo un anno d’indagini sul mercato e a seguito di un attento studio dei Paesi potenzialmente ricettivi all’acquisto di uno dei prodotti “made in Italy” più richiesti al mondo. Il compagno di mia madre alla fine degli anni 80 diede inizio al processo di rilancio dell’azienda agricola di famiglia con l’impianto di nuovi oliveti monocultivar, azienda che già dal primo dopoguerra si contraddistinse per tecniche di coltivazione all’avanguardia tali da conseguire numerosi premi nazionali nel campo olivicolo. All’alba del nuovo millennio Francesco delle Monache è tra i primi a intraprende un processo di conversione ad azienda biologica e dieci anni più tardi questo enorme e antico patrimonio è stato rilanciato attraverso la nascita dell’Olio Extra Vergine Tamìa che si aggiudica nel 2014 l’Award di Miglior Olio al Mondo Biologico Delicato dal New York International Olive Oil Competition.

Cosa rende “biologica” una coltivazione olivicola?

Prima di tutto ci tengo a sottolineare che olio non biologico non significa olio cattivo, ma, rispetto ad un cultura tradizionale, il frutteto è biologico quando non riceve trattamenti che investono il sistema linfatico della pianta in modo che siano completamenti assenti residui chimici sul prodotto finale. Il metodo biologico impone costi maggiori sui prodotti di crescita e di mantenimento dei nostri ulivi secolari, prescrive attenzione nello smaltimento degli scarti ed esige dei vincoli necessari però a consegnare integri i nostri ricchi terreni alle generazioni future. Coltivare e produrre biologicamente più che una scelta economica e strategica è per me un impegno personale!

Perché Tamia è venduto principalmente all’estero e non in Italia?

Si confermo che circa l’80% di Tamìa è per l’estero (i maggiori consumatori sono Belgio e Stati Uniti) e il restante 20% viene distribuito tra la migliore ristorazione, le pizzerie gourmet e le enoteche italiane. Nel nostro Paese si parla molto di “eccellenza” ma pochi sono disposti a spendere per un vero prodotto di altissima qualità! La verità è che non si dovrebbe arrivare in Giappone, in Canada e a Dubai per vendere ma purtroppo nel primo Paese produttore di olio al mondo manca proprio una conoscenza diffusa sull’utilizzo dell’Extra Vergine, specialmente a crudo. Mi spiego meglio: la maggior parte dei ristoratori e degli chef non include l’olio nel “food cost”, dimenticando che anche esso, come gli altri ingredienti, si trasforma in profitto quando giunge sulla tavola, inoltre essendo presente in tutte le pietanze di un qualsiasi menù dal suo impiego si può estrarre un guadagno, informando prima il cliente sulle qualità che lo contraddistinguono rispetto da altri olii e che arricchiscono di conseguenza l’esperienza culinaria. Regalare un prodotto di alta qualità, insieme al cestino del pane, è come sottrarre valore all’eccellenza! Bisognerebbe considerare l’Olio Extra Vergine un prodotto di qualità come quel vino che viene presentato e servito da un esperto sommelier in quel modo inconfutabile che ci rassicura sul prezzo che andremo poi a pagare. Se dobbiamo trasmettere l’idea che il nostro territorio trionfa nella produzione di questo “oro verde” è imprescindibile un lavoro di cooperazione nella sua distribuzione, educando il cliente al giusto consumo e guidandolo nella scelta degli abbinamenti.

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Come si riconosce un Olio Extra Vergine?

L’olio deve affrontare un test di analisi chimiche e un test organolettico effettuato da un panel di assaggiatori. Il suo tipico colore tra il giallo e il verde non è un parametro sufficiente a garantire qualità, ma è fondamentale l’aroma che deve ricordare un ortaggio verde o l’odore dell’erba appena falciata. Anche l’olio, come tutti gli altri alimenti, va assaggiato senza nessun accompagnamento, preferibilmente da un bicchierino zigrinato che permette di scaldarlo leggermente per avvertire in bocca difetti e proprietà positive (ed eventuali difetti) che mutano secondo la varietà. La conservazione ottimale dell’olio è lontana dal calore e dalla luce solare quindi la bottiglia di un buon Extra Vergine dovrà essere scura e pesante. Non dimenticate che un ottimo olio è quello che esalta gli altri ingredienti senza coprirli!

Come sei arrivato a raggiungere il mercato dell’eccellenza olivicola?

Il nostro è un lavoro continuo. Ogni settimana monitoriamo la salubrità del terreno per rendere le piante forti e consentire la maturazione di un’oliva perfetta. Per raggiungere l’eccellenza non sono ammessi rischi nel lungo ciclo di crescita, raccolta e produzione. Oggi mi avvalgo di un team professionale composto da un enologo/agronomo (Simon Giorgio Carrino) specializzato in cultura biologica, da un gruppo di lavoro con il quale abbiamo affinato nel tempo le tecniche di raccolta per non danneggia il frutto, usando degli scuotitori che fanno cadere le olive sulla rete senza provocare segni di ammaccamento che renderebbero il prodotto finale sì buono, ma non eccellente. Infine nel frantoio partner abbiamo il nostro oleologo che supervisiona il risultato finale. Certamente anche il naming e il packaging hanno dato un forte contributo al successo di Tamìa, infatti è servito circa un anno di lavoro prima del lancio per elaborare il logo (la parola etrusca significa “domestico, familiare, fatto in casa”) e il logo dell’impronta digitale in rilievo che rimanda fortemente al concetto di identità e appartenenza e tracciabilità. Un investimento secondo le logiche del marketing e delle strategie comunicative più moderne che ha raggiunto immediati risultati in termini di vendibilità.

 

Hai una news da rivelare ai nostri lettori?

Il prossimo anno lanceremo un nuovo olio con delle caratteristiche ancora più autoctone che lo legheranno indissolubilmente a questo territorio! Inizialmente ci ispiravamo alla scuola toscana con olii più amari e dal sapore deciso mentre negli ultimi anni, raccogliendo pareri di esperti, consumatori e operatori, abbiamo messo a punto un nuovo sistema di lavorazione che permette la riuscita di un prodotto più morbido al palato e più stabile dal punto di vista chimico tanto da conservarsi bene per 18 mesi.

Non ci resta che aspettare la prossima raccolta!

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