Tutto quello che c'è da sapere sul nuovo vaccino: funzionamento, produzione, effetti collaterali e conservazione

Luci ed ombre sul vaccino di Pfizer

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Finalmente sembra esser arrivato il nuovo vaccino anti-Covid. Ma in realtà cosa si sa?

Innanzitutto, non c’è dubbio sul fatto che  l’unico modo per poter trovare un vaccino al virus SARS-CoV-2 in circolo sia affidarsi alla ricerca scientifica.

Dall’inizio della pandemia, i tentativi di trovare un vaccino sono stati molti e per la maggior parte vani, il più promettente sembra essere quello proveniente dall’azienda farmaceutica statunitense “Pfizer“, congiuntamente con la BioNTech tedesca, che hanno sperimentato il BNT162b2, efficace al 90% e che consiste nell’indurre la risposta immunitaria. Momentaneamente è sottoposto alla terza fase della sperimentazione ed è stato definito “straordinario” da Anthony Fauci, super esperto di malattie infettive americano, e da molti altri come “un primo e fondamentale passo verso un vaccino sicuro ed efficace”. Ma siamo sicuri che sia così sicuro? Andiamo per gradi.

Per primo è importante sapere come funziona: è un vaccino ad mRNA, questo vuol dire che all’interno sono presenti sequenze di mRNA con istruzioni per produrre alcune proteine specifiche del coronavirus ma innocue in assenza del virus vero e proprio. L’organismo le produce in modo tale che il sistema immunitario impari a riconoscerle e a contrastarle, custodendone memoria ed attaccandole nel caso in cui si venisse a contatto con il virus.

Questo approccio, in realtà, ha suscitato grandi polemiche e dubbi poiché è la prima volta che viene messo in commercio un prodotto contenente mRNA.

Il patto tra Pfizer e l’Italia è arrivato il 29 ottobre scorso, l’incontro virtuale tra i vertici dell’azienda ed il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha messo a punto l’obiettivo principale: pianificare le tempistiche ed i dettagli tecnici e logistici per avviare la vaccinazione di circa 1,7 milioni di italiani a partire dalla metà del mese di gennaio 2021.

La cosa più preoccupante risulta celarsi dietro il fatto che non è ancora apparsa nessuna pubblicazione scientifica che attesti la presenza delle caratteristiche di cui si parla nel suddetto vaccino. Di norma l’iter richiede dai 6 agli 8 anni, tempi che la corsa anti-Covid sta notevolmente riducendo, si stima infatti che già alla fine del mese di novembre il vaccino Pfizer potrebbe essere messo in commercio – sempre se l’ente governativo FAD approverà – e spetterà di conseguenza ai singoli Paesi decidere chi per primo potrà vaccinarsi.

Altro ostacolo risulta essere quello della conservazione del vaccino stesso: avrebbe bisogno di una temperatura di -80° per potersi mantenere. Ma gli ultra-congelatori in grado di tenere in perfetto stato farmaci e vaccini come quello della Pfizer, non sono quantitativamente disponibili in nessun Paese. Per una vaccinazione di massa servirebbe una distribuzione capillare che per problemi logistici non può esserci, al momento.

Ulteriore punto cardine riguarda gli effetti collaterali riferiti dai volontari, alcuni dei quali li definiscono come i postumi di una grande sbornia: grande senso di nausea, mal di testa, estrema spossatezza, dolori in tutto il corpo. Si sono riscontrati quindi evidenti effetti negativi ma, dopotutto, sembrerebbero essere all’incirca gli stessi sintomi che possono verificarsi nell’iniezione di un normale vaccino contro l’influenza.

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, commenta con un post su Facebook: “Le notizie sul vaccino anti-Covid sono incoraggianti. Ma serve ancora tanta prudenza. La ricerca scientifica è la vera chiave per superare l’emergenza. Nel frattempo non dobbiamo mai dimenticare che i comportamenti di ciascuno di noi sono indispensabili per piegare la curva.”

Insomma, il vaccino BNT162b2 sembra essere un vero vicolo cieco: sarà la svolta mondiale che riuscirà a riportarci alla “normalità”, senza aver paura di uscire e stare in stretto contatto con qualcuno o sarà un’arma a doppio taglio?

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