L’ultimo grande spettacolo di Gigi Proietti: saluti, poesie e applausi al grande artista

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Tutti in piedi a chiedere un bis in un lunghissimo, interminabile applauso. Al suo ultimo spettacolo, c’erano tanti amici, c’era Roma; c’erano Viterbo, e l’Italia intera in tv. Le norme anti Covid non hanno permesso celebrazioni maggiori, ma Gigi Proietti, uno dei re di Roma, ha percorso, andandosene, scortato dai suoi “colleghi” carabinieri, Roma sua, passando nei posti a lui più cari. E la Città Eterna lo ha abbracciato, come lei sa fare, con la grandiosità che le si addice e con l’amore – ricambiato- per un grande artista.

Giovedì 5 novembre, Roma intera, abituata a correre, al traffico, ai mezzi strapieni per andare al lavoro, si è fermata per dire grazie a Gigi Proietti, durante la cerimonia funebre trasmessa in diretta. Un lungo corteo ha attraversato la città, dove in tanti hanno affidato a decine di striscioni l’ultimo commiato al maestro.

Al Globe Theatre di Villa Borghese che Proietti aveva fortemente desiderato – e al quale presto verrà dato il suo nome – si sono raccolti i suoi amici e colleghi di una vita per commemorare la sua scomparsa, come lui avrebbe voluto.

Con la voce rotta dalla commozione, Marisa Laurito  ha salutato il grande attore con le parole della figlia Carlotta: “Questo è un lutto di tutti. Qualcuno ha detto che non si muore finché gli altri continuano a parlare di te. Beh, tu non morirai mai perché nessuno ti dimenticherà”.
Tanto dolore, ma anche il desiderio di ricordare la sua umile grandezza.

Nelle lacrime di Flavio Insinna c’erano le nostre. Enrico Brignano, emozionato, ha letto uno splendido messaggio:

‘Sei stato il mentore per eccellenza, che in tutti noi allievi hai ispirato desiderio di emulazione ma allo stesso tempo ci hai insegnato a essere noi stessi”.

E risuonano le parole che Gigi diceva al medico in clinica: “Je la farò?” come un triste presagio, anche se ha creduto fino alla fine di farcela, di poter fare la parodia pugliese di Cime tempestose, “Cime di rapa tempestose”; aveva progetti per il futuro e per la cultura.

La lettera di Edoardo Leo è un lungo omaggio all’amico, che racchiude il pensiero di migliaia di artisti: “Grazie per essere stato un costante punto di riferimento per attori e interpreti, per aver elevato il nostro mestiere a una dignità raramente toccata prima. Grazie per aver formato decine e decine di lavoratori dello spettacolo, non solo di artisti, e aver speso per anni e anni il tuo talento e la tua energia per l’insegnamento”.

“Grazie perché, in tempi in cui ci si affanna a discutere di cultura, tu la facevi, inaugurando teatri, facendoli vivere, riempiendoli per sessant’anni. Grazie di averli addirittura fatti costruire dei teatri, come questo in cui ti stiamo salutando e che sarà casa tua per sempre. Questo posto meraviglioso dove oggi stai facendo l’ultima replica” – ha letto Edoardo con le lacrime agli occhi, citando infine il sonetto che lo stesso Proietti aveva scritto per la morte di Alberto Sordi. “Perché tu non sei soltanto un grande attore, sei tanto di più, sei Gigi Proietti”.

A Viterbo la sua immagine ha illuminato le tristi serate di coprifuoco dall’alto, sopra valle Faul, vicino ai posti che sono stati il suo set nella fiction “Il maresciallo Rocca”. Una signora viterbese, di 84 anni, gli ha dedicato questi versi:
“Una mattina l’Italia s’è svegliata
con la tristezza chiusa dentro il cuore.
Ben presto la notizia è trapelata,
gettando tutti quanti nel dolore.
Roma d’azzurro non si è colorata e il Tevere piangente di laggiù, raccogliendo le lacrime versate, pareva luccicasse ancor di più.
Sei stato un grande attore e lo sarai
per le generazioni che verranno;
nel cuore di ognuno resterai
e tutti sempre GRAZIE ti diranno.
Vedevi Roma come una regina
che dava luce con la sua corona.
Sapevi che fra tutte le città
la più bella di tutte è certo Roma.
Ma a Viterbo hai voluto bene
sei stato “maresciallo” per finzione,
or ti saluta con tanta commozione
la nostra città e tutta la nazione.
Ora che te ne sei andato via
di te abbiamo già tanta nostalgia.
Con bravura, impegno e serietà
nel grande teatro della vita
ci hai insegnato con la tua umiltà
che l’arte va sempre applaudita.
Un saluto dalla nostra e tua città
“Arrivederci e grazie, marescià!”.”

(Ivana Mattei)

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