L’ultimo saluto a Silvano Remoli stamattina alla chiesa del Pilastro

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“Silvano continuerà a essere sposo, padre, figlio, amico. Dio non ci chiede di non piangere. Anche Gesù pianse davanti alla tomba di Lazzaro. Anche Maria pianse sotto la croce di Gesù. Ma nel nostro pianto non ci deve essere disperazione, ma la speranza della Resurrezione”. Così don Flavio Valeri,  parroco della chiesa del Pilastro, ha detto stamattina, 6 novembre, al funerale di Silvano Remoli,  di 44 anni, davanti a una chiesa gremita.
Silvano era molto conosciuto e amato.
Amici e conoscenti si sono stretti alla moglie, al figlio Marco, al padre Prosperino, alla sorella e ai parenti.
Quando sembrava aver vinto contro la malattia che lo aveva colpito, Silvano ci ha lasciato.  Don Flavio ha citato dei versi del Vangelo secondo Matteo
(Mt 24, 37-44):

“Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”. Il parroco ha anche ricordato gli anni in cui Silvano viveva a Villa San Giovanni e ha espresso vicinanza ai famigliari colpiti da questo grave e improvviso lutto.

Poi Don Flavio ha recitato: “Gesù prese il pane e, dopo aver pronunciato la preghiera di benedizione, lo spezzò” (Matteo 26:26).

Gesù è spesso simbolo del pane e Lui stesso si auto-identifica con il pane:
“Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che i padri mangiarono e morirono; chi mangia di questo pane vivrà in eterno”. (Giovanni, 6:58). / “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me” (Luca 22:19).
Gesù è nato a Betlemme, città di Davide, che etimologicamente in ebraico significa “casa del pane” (בֵּיִת לֶחֶם‎, Beit Leḥem).

Il pane, primo alimento che non dovrebbe mai mancare sulla tavola di ognuno di noi, rappresenta anche il Corpo di Cristo.

Gesù si definisce come il pane della vita, «chi mangia di questo pane non avrà fame, mai! (Gv.6). Ma c’è un cibo che è capace di sfamare: è la parola di Dio. Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Solo la fede e la speranza della Resurrezione possono aiutarci a vivere e ad affrontare i dolori grandi della vita.
“Dacci il nostro pane quotidiano” recitiamo nella preghiera che Gesù ci ha insegnato.
Il pane è anche simbolo del sudore e del lavoro dell’uomo e, in quanto tale, è degno del più profondo rispetto.
Quel pane che la nostra Santa Rosa portava nel grembiule per donare e donarsi agli altri.

E quanto sudore, quanta fatica, quante notti insonni ha passato Silvano, sporco di farina,  a preparare il pane caldo, la pizza, a sfornare cornetti; a servire, sempre con il sorriso sulle labbra, i clienti  nel forno di cui era contitolare: L’ allegro fornaio.
Era proprio così Silvano: un fornaio allegro, gioviale, socievole. Un grande lavoratore. Un padre di famiglia. Un uomo che ci ha lasciato troppo presto.
In questo sabato autunnale, fra le foglie cadute e il silenzio,  tanti hanno voluto dargli il loro ultimo saluto in chiesa e fuori,  sul piazzale antistante. Ci mancherà, Silvano. Penseremo a lui quando andremo di nuovo a comprare il pane; quando lo spezzeremo e lo divideremo  con chi ha bisogno, con le famiglie più povere. Anche le offerte lasciate oggi in chiesa andranno alla Caritas parrocchiale per sfamare le famiglie più povere.
“Diciamo ancora Grazie a Silvano. Anche lui ringrazia noi”. Conclude don Flavio.
Un grande applauso della folla presente accompagna il caro Silvano verso un’altra Vita.
Nella nostra lui resterà per sempre.

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