L’UNITA’ OPERTIVA DI RADIOTERAPIA DI BELCOLLE HA UN’ARMA IN PIU’: LA TECNOLOGIA VMAT

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L’arsenale a disposizione dei medici nella lotta contro il cancro si arricchisce in continuazione e da tempo la radioterapia ha affiancato i tradizionali trattamenti chirurgico, chemioterapico e farmacologico, contribuendo a far avanzare la linea del fronte di questa storica ed eroica battaglia.
La radioterapia consiste – letteralmente – nel bombardare con particelle subatomiche o radiazioni ad alta energia le cellule tumorali, uccidendole o rallentandone l’espansione. Il flusso delle predette particelle si ottiene tramite un “acceleratore” puntabile, in sostanza una copia miniaturizzata e semplificata del celebre LHC che si trova al CERN di Ginevra.
Come per le altre metodiche anche nella radioterapia le possibilità di successo dipendono dalla capacità di distinguere e selezionare le cellule malate da quelle sane, un obiettivo tutt’altro che facile visto che i medici debbono operare alla scala microscopica e sub-microscopica; occorre quindi una mira eccezionale e una parte considerevole della ricerca tecnologica e farmacologica persegue proprio questo obiettivo: acquisire alla pratica medica “armi” sempre più precise e sempre più selettive.
Nel caso specifico della radioterapia un problema aggiuntivo consegue ai movimenti involontari del paziente sottoposto ad irraggiamento che possono alterare la posizione del “bersaglio neoplastico” sottraendolo al flusso delle particelle ed esponendo parti non malate. Un problema che compare specialmente quando il trattamento è prolungato e il paziente ha difficoltà a mantenere la posizione ottimale della parte irraggiata.
I medici chiamano “Gray” (Gy) l’unità di misura delle dosi di radiazione somministrata o da somministrare e “frazione” la parte di dose somministrabile in un trattamento singolo; per fare un esempio, una dose di 30 Gy può essere somministrata in 10 frazioni giornaliere.
La radioterapia somministrata tramite la tecnologia Vmat (Volumetric Modulated Arc Therapy), essendo dotata di una sorgente mobile di radiazione, permette di dimezzare i tempi delle “frazioni” e innalzare la qualità della “mira” del radio-terapeuta.
Nei giorni scorsi la D.ssa Maria Elena Rosetto, direttrice dell’unità operativa di Radioterapia di Belcolle, figura professionale che unifica competenze mediche a quelle di fisica nucleare, ha effettuato i primi trattamenti radianti con tecnica Vmat; un risultato che innalza le performance del reparto ai migliori standard per ospedali del livello di quello del nosocomio viterbese.

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