Ma quale “vocabolario di genere”! Le nostre amministratrici respingono la genialata della giunta di Velletri

Si tratta di una delibera adottata dalla giunta comunale di Velletri (paese a tutti noto per un famoso frate che veniva da quelle parti).

774

sagginiQuando domenica su un quotidiano della Capitale ho letto questo articolo, ho subito pensato che il buon senso, quello vero, è da tempo scomparso dal nostro vivere di tutti i giorni. Poi ho cominciato a riflettere su che cosa potrebbe accadere se anche a Viterbo, o in alcuni paesi della provincia venissero fatte le stesse scelte. Si tratta di una delibera adottata dalla giunta comunale di Velletri (paese a tutti noto per un famoso frate che veniva da quelle parti). Ebbene la giunta del ridente paesino dei Castelli Romani, in un sussulto tutto in stile Boldriniano ha emanato una delibera con il pomposo titolo: “Adozione linee guida per uso non sessista della lingua nell’amministrazione pubblica”.

Alessia Mancini, assessore allo sviluppo economico Comune di Viterbo

Il provvedimento è articolato con cura e tra l’altro afferma di evitare assolutamente il termine “signorina”, ed io se la memoria non mi tradisce, ricordo che la stessa raccomandazione, in tempi remoti l’avevano già fatta le femministe, che vedevano come un’onta questo appellativo, perché se la signorina aveva più di un certo numero di anni, quel termine diventava sinonimo di zitella. Adesso la giunta di Velletri, afferma che è una discriminazione di genere. Poi si raccomanda di omettere l’articolo quando si cita il nome di una donna, esempio “Giovanna”, non scrivere mai “la Giovanna”. Raccomanda poi caldamente di evitare il maschile e invece dei diritti dell’uomo, scrivere i diritti dell’umanità. Poi per i nomi di professione e di ruoli istituzionali devono essere tutti declinati al femminile: la sindaca, la consigliera comunale, la dirigente, l’architetta, la geometra. Evitare poi l’uomo e gli uomini in senso universale, e infine evitare le parole: fraternità, fratellanza e paternità quando si riferiscono a uomini e donne. Fino qui la giunta di Velletri.

Chiara Frontini, consigliera comunale

Noi a Viterbo abbiamo una folta rappresentanza femminile, in vari organismi a cominciare dal Comune. Abbiamo chiesto che cosa ne pensano le nostre rappresentanti. La prima che ci ha cortesemente risposto è stata Alessia Mancini assessore allo Sviluppo Economico. Ci ha detto subito che per lei non esistono nomi al maschile o al femminile, per lei esiste un ruolo. E ha fatto l’esempio del medico, aggiungendo che non cambia nulla se è uomo o è una donna: è un medico. Lo stesso vale per sindaco o sindaca. “I giornalisti mi chiamano assessora, ma per me il titolo è assessore, perché è storico. Dopo di lei ci ha risposto anche Chiara Frontini. La domanda per lei era: “Se dovesse arrivare ad essere eletta prima cittadina di Viterbo, preferirebbe essere chiamata sindaco o sindaca?”.

allegrini
Laura Allegrini, assessore per i lavori pubblici

Ci ha risposto soddisfatta “Mi piacerebbe lavorare bene per la cittadinanza a prescindere dal nome. Ognuno potrebbe chiamarmi come più gli piace”. Poi abbiamo interpellato Laura Allegrini attuale assessore nella giunta di Giovanni Arena. “Cosa ne pensa di questo volgere al femminile tutti i titoli?”  “Devo dire – ci ha risposto che io sono per i nomi storici, anche se quando ero in senato, e il presidente ci chiamava sempre senatrice, non mi dispiaceva”. Insomma le nostre amministratrici badano solo al sodo, e non si lasciano fuorviare da campagne sterili. Ritorna sempre il famoso detto che dice Giggi e Luigi sono la stessa persona, e il diminutivo non cambia mai il loro comportamento.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui