Il dibattito sulla cannabis legale entra nel vivo e la raccolta delle firme per il sì miete consensi

Ma siete proprio sicuri che la legalizzazione della cannabis sia un segno di libertà e che non spingerà le giovani generazioni verso la strada della droga pesante?

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Mi rendo perfettamente conto di andare controcorrente, di esporre una tesi che – probabilmente – non piacerà ai più.

Il direttore Giovanni Masotti

Malgrado questa consapevolezza, non posso non manifestare tutta la mia perplessità rispetto al referendum sulla “cannabis legale”, che sta ricevendo un plebiscito di consensi on line e il cui iter non si potrà certamente fermare. Non voglio instillare a forza certezze avverse, ma solo – almeno – porre degli interrogativi. Siete davvero convinti che la liberalizzazione totale dell’erba sarà un segno di progresso verso un società più libera? Siete davvero certi che una rivoluzione del genere farà bene alle giovani generazioni e non servirà, invece, a spingerle allegramente sulla strada della droga? Non pensate che un cambiamento di questa sorta non sarà un rischio più che un tuffo rigenerante nella libertà? Io non ho risposte indefettibili a questi quesiti. Ma certo questo referendum mi fa venire i brividi. Stiamo attenti, molto attenti, alle conseguenze che nel tempo provocherà il prevalere dei sì. Non sempre una moda scriteriata e la voglia matta di dichiararsi “moderni” portano a risultati giusti e indiscutibili. È un campanello d’allarme quello che voglio suonare. Attenzione: non sempre un malinteso senso di libertà, una ubriacatura di questa fatta si traducono in un passo avanti per la società. Lo ripeto: questo referendum può essere molto pericoloso per le giovani generazioni, che potrebbero col tempo essere inghiottite facilmente nel giro della droga, quella pesante, quella che mina davvero l’equilibrio e la salute delle persone. Per questo non mi associo agli applausi quasi generalizzati che piovono sul successo straordinario che sta riscuotendo la raccolta di firme per la cannabis legale. Il Paese sta vivendo ben altre emergenze che non il dibattito sul sì o sul no a questo spericolato quesito. Forse sarebbe meglio concentrarsi su ben altro.

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