Ma ‘sta scuola è proprio buona! Tutti promossi, solo pochi rimandati

Ma che succede nella scuola italiana? Gli studenti sono finalmente diventati tutti studiosi o è cambiato l’approccio della scuola negli scrutini?

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Ma che succede nella scuola italiana? Gli studenti sono finalmente diventati tutti studiosi o è cambiato l’approccio della scuola negli scrutini?

E’ un po’ l’antico rovello: è nato prima l’uovo o la gallina.

Escludendo, con le debite eccezioni, che tutti i nostri giovani siano divenuti improvvisamente studiosi in quanto non sembra che, salvo in tanti casi, l’amore per lo studio e l’applicazione nelle didattiche sia presente nei nostri giovani che invece danno l’idea frequentare la scuola solo per conseguire un pezzo di carta, vi è da osservare, ahimè, che la scuola italiana si sia avviata ad un processo di banalizzazione il cui risultato alla lunga non potrà che essere devastante.

Infatti, le politiche della scuola, anziché promuovere un facile accesso degli studi per tutti, (questo sì veramente l’impegno principale di qualunque ministro) sembrano rivolte a costruire un diplomificio, cioè un ente burocratico che concede un titolo di studio quasi d’ufficio. Basta essere iscritti a scuola (è obbligatorio sino a 16 anni), quindi risultare iscritti ad un istituto ed aver frequentato gli anni previsti per legge, per ottenere il suddetto “pezzo di carta”.

I quadri degli scrutini dell’annata scolastica 18/19 appaiono sulle bacheche degli istituti in questi giorni, ma già si sa, che nessuno studente a o suo famigliare andrà a leggerli con il batticuore. Ricordo personalmente l’angoscia che mi attanagliava, passo passo, che mi avvicinavo alla lettura dei quadri.

Il dilemma era. Promosso ?  Ottimo. Oppure, in quante materie sono stato rimandato a settembre ? Mannaggia, un’estate condannata alle ripetizioni. Addirittura bocciato. Un anno da ripetere.

I risultati degli scrutini di fine qualche decennio fa allora erano questi.

Ora sembra che nessuno studente viva le angosce passate dai loro padri e nonni, perchè la lettura dei quadri risulta solo una formalità. Appare pure inutile una verifica alla bacheca dell’istituto, tanto: “todos caballeros”, come fece dire Manzoni a don Ferrante nei Promessi Sposi quando il nobile spagnolo, non potendo riuscire a toccare con la sua spada la moltitudine che si accalcava per avere il titolo, concesse il cavalierato a tutti senza formalità.

Ad oggi abbiamo solo i dati dell’anno scorso dai quali leggiamo che nelle scuole superiori, il numero dei bocciati fu poco più del 7%, in tendenza al calo rispetto agli anni precedenti che fu del 10%, quindi un calo in pochi anni del 3%.

Un dato è anche interessante osservare. Il numero dei bocciati è massimo nel primo anno di scuola superiore, per poi, verso l’ultimo, quello della maturità, quasi scompare. I ragazzi, quindi scampati alle “forche caudine” del primo anno, possono veleggiare tranquilli verso la maturità.

E’ qui che si pone il problema. Tutti gli studenti sono diventati bravi, o per i loro insegnanti, basta un minimo per considerarli tali. La scuola, a mio parere, non deve essere solo dispensatrice di “saperi”, più o meno utili per le occupazioni future degli studenti, ma selezionatrice delle capacità individuali degli studenti per il loro indirizzo verso quella o quell’altra disciplina.

Appare, da questi risultati statistici, che la scuola italiana sia diventata solo un ufficio burocratico che consente svolgere la pratica studi obbligatori, ma non selezionatrice di talenti.

Il risultato che deriva è pertanto quello dei “tutti promossi” o quantomeno il minimo di rimandati e quasi nullo dei bocciati.

Non è questo a parere mio lo scopo di una scuola che deve formare futuri cittadini. La scuola non può abdicare dal suo ruolo di insegnamento non finalizzato al solo raggiungimento di un titolo da poi utilizzare burocraticamente per partecipare a concorsi, ma, con la dovuta severità, accertarsi delle reali capacità dello studente ed indirizzarlo nel proseguimento futuro degli studi universitari o comunque nelle scelte di vita professionale verso determinate discipline.

Nella scuola degli anni ‘50 e ‘60 che frequentai, un “accertamento” delle capacità dello studente circa la sua propensione verso quella o quell’altra materia di insegnamento vi era, e serviva. Sin dalla fine della scuola media si poteva sapere se uno era più versato nelle discipline tecniche, quindi gli si consigliava il proseguo degli studi nei licei scientifici o tecnici per gli scolari inclini alla tecnica oppure licei classici per quelli che avevano “bei pensierini” nei temi. Ancor gli più negli anni delle superiori, dove, dopo la conseguita maturità, la scelta della facoltà universitaria era facilitata.

Oggi, con la scuola “facile”, a parte i devastanti risultati professionali futuri che purtroppo da anni già si vedono, è difficile sia per le famiglie, i docenti e gli studenti stessi, poter comprendere sin dagli anni della adolescenza le “caratteristiche” particolari di ognuno, quindi la scelta futura non solo degli studi, ma dell’impegno professionale. Ecco che è avvenuto ed avverrà sempre di più che “studi” sbagliati portano all’insuccesso professionale, al malcontento ed alla sottoccupazione.

Un indirizzo quindi delle giovani generazioni verso una cultura vissuta e praticata non può passare da una scuola “facile” nel concedere titoli e crediti a tutti senza una selezione.

 

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