Per i giudici della Suprema Corte il ricorso è inammissibile

Mafia viterbese, la Cassazione dice “no” alla scarcerazione di Gazmir Gurguri

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tribunale di Viterbo

VITERBO – Era accusato di aver dato fuoco all’auto dell’avvocato Roberto Alabiso e di aver posseduto una pistola: stiamo parlando di Gazmir Gurguri, uno dei tredici arrestati del sodalizio criminale italo-albanese, che tra il 2017 e il 2018 si è reso responsabile di una cinquantina di attentati incendiari e atti intimidatori nel capoluogo, e che è stato smantellato nel 2019.

La difesa dell’uomo aveva chiesto la revoca o sostituzione della misura detentiva in carcere con gli arresti domiciliari, ma la Cassazione ha respinto in via definitiva l’istanza.

Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e reati in armi connessi.

Nel giugno 2020, Gurguri era stato condannato in primo grado a 7 anni e 4 mesi, ma poi la pena è stata ridotta a 4 anni e 8 mesi.
Secondo la difesa, tuttavia, il giudice dell’appello non avrebbe preso in considerazione in fatto che Gurguri era incensurato e che si era allontanato tempo prima dell’arresto dall’organizzazione criminale. Circostanza, quest’ultima, emersa in seguito alle dichiarazioni del pentito Sokol Dervishi.

Ma per i giudici della Suprema Corte il ricorso è inammissibile e, infatti, ha rigettato l’istanza di una misura detentiva più leggera.

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