Altra mazzata per la Asl di Viterbo: il giudice condanna l'azienda sanitaria a risarcire la famiglia di un uomo 66enne che, malato di cancro, morì nel 2013 per via delle cure arrivate in ritardo. Al figlio della vittima andranno 36mila euro

Malasanità viterbese, malato di cancro muore perché curato in ritardo: ora la Asl dovrà risarcire la famiglia

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Si torna a parlare di malasanità viterbese. Il giudice Maria Carmela Magarò ha condannato la Asl di Viterbo a risarcire 36mila euro al figlio di un uomo malato di cancro che morì nel 2013 per via delle cure arrivate in ritardo.

La vicenda, come detto, risale a 7 anni fa ma, in tutto questo tempo, la famiglia dell’uomo (un noto edicolante viterbese) non ha smesso di chiedere giustizia per la sua morte. Le perizie del consulente tecnico, il quale sosteneva nella sua tesi che i medici avrebbero avuto una condotta omissiva, hanno convinto il giudice.

L’uomo, già affetto da un carcinoma polmonare, si era presentato a Belcolle con una neuropenia ed i consulenti hanno affermato di non aver effettuato nessun esame del sangue, oltre a non aver predisposto una Tac total-body e non aver curato precedentemente la patologia con il farmaco Mielostym. Il consulente tecnico della famiglia è quindi giunto alla conclusione che, per via della condotta negligente dei sanitari, le possibilità di sopravvivenza dell’uomo si erano ridotte del 70%. Il giudice si è trovato d’accordo sia per quanto concerne la stima delle possibilità pregiudicate in considerazione della gravità del quadro clinico e della patologia intestinale rispetto a quella oncologica, concordando inoltre sull’incidenza della condotta gravemente omissiva dei medici.

Il figlio della vittima aveva chiesto da fin da subito 100mila euro di risarcimento, ma la Asl di Viterbo si era difesa sostenendo che l’uomo era già gravemente malato e che i medici non erano perciò responsabili della morte.

Ovviamente, il risarcimento di quasi 40mila euro non potrà mai restituire l’edicolante alla sua famiglia, ma questa sentenza potrebbe finalmente far capire a tutti che la malasanità non è solo un problema del Meridione, come troppo spesso si sente dire.

A tal proposito, è bene ricordare anche alcune delle ultime sentenze che hanno visto la Asl di Viterbo condannata dai giudici a risarcire le famiglie di alcuni pazienti curati a Belcolle: 400mila euro ad una signora finita in carrozzina per una colecisti e 50mila euro ad una signora a cui furono amputate due dita del piede andate in cancrena.

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