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Maltempo, Coldiretti lancia l’allarme rosso: “14 miliardi di euro di danni in 10 anni, politica intervenga”

"Ci siamo messi immediatamente a disposizione dei comuni interessati per accompagnarli nella risoluzione delle problematiche"

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Torna la paura nel viterbese, visto il maltempo che si è abbattuto sulla costa, che non ha dato un attimo di tregua, sferzando fino a sera le campagne e il litorale, con danni ingenti all’agricoltura e agli allevamenti, oltre che ai centri abitati.

“Sono tanti, troppi gli agricoltori che vivono in aree a rischio frane, alluvioni ed esondazioni di fiumi in una situazione di incertezza determinata dall’andamento meteorologico che condiziona la vita e il lavoro”. E’ quanto afferma il Presidente di Coldiretti Viterbo Mauro Pacifici – in relazione all’ultima ondata di maltempo che ha colpito la Tuscia, con gravi danni all’agricoltura e la richiesta dell’avvio delle procedure per lo stato di calamità nelle zone più colpite. “La nuova perturbazione con nubifragi e vento forte – sottolinea la Coldiretti –  ha reso più pesante il bilancio nelle campagne dove si registrano animali isolati, foraggi per alimentazione del bestiame perduti, piante sradicate, serre divelte, semine in difficoltà, ortaggi distrutti e frutteti affogati, attrezzature e macchinari agricoli rovinati e  capannoni scoperchiati ma anche frane e smottamenti sulle strade rurali con difficoltà alla circolazione”.

“L’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma anche in Italia e nei nostri territori- continua Pacifici – tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi, con sfasamenti stagionali e territoriali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua si abbattono su un territorio reso fragile dal dissesto idrogeologico, con più di nove comuni su dieci a rischio per frane o alluvioni (91,3%) secondo Ispra”.

“A questa situazione non è certamente estraneo il fatto che il territorio è stato reso più fragile dalla cementificazione e dall’abbandono che negli ultimi 25 anni ha fatto sparire oltre ¼ della terra coltivata (-28%), con la superficie agricola utilizzabile in Italia che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari.  Per questo – continua Pacifici – l’Italia deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne.  Il settore agricolo – conclude Pacifici – è quello più impegnato a contrastare i cambiamenti climatici ma anche quello più colpito con danni per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e alle infrastrutture nelle campagne. Anche oggi sono gli agricoltori i primi a cercare di arginare i danni, ripristinare le strade, aiutare chi ha bisogno, creando un vero e proprio presidio del territorio, come avviene anche alle prime nevicate. Ma non servono elenchi dei disastri, servono soluzioni immediate dalla politica e servono subito”. 

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