Attualmente nel carcere di Viterbo ci sono 280 unità operative rispetto alle 343 previste e 508 detenuti a fronte di 404 posti regolamentari disponibili

Mammagialla, Sinappe e Sippe denunciano: “Difficoltà nel trasferimento di detenuti problematici”

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sinappe sippe

Ancora problemi sul fronte della carenza di personale e sovraffollamento nel carcere Mammagialla di Viterbo.

Dopo la lettera inviata dalle firme sindacali nazionali al ministro della Giustizia Marta Cartabia per segnalare la problematica, – riscontrabile in gran parte degli istituti italiani – la nuova denuncia arriva dai sindacati penitenziari di Sinappe e Sippe, tramite i rappresentanti Felice Maffettone e Antonio Muzi: “A Mammagialla è presente, attualmente, una forza operativa pari a 280 unità rispetto alle 343 previste dalla vecchia pianta organica; 404 sono i posti regolamentari disponibili, a fronte di una quota di presenze che è al momento di 580 detenuti. Si contano pertanto 63 agenti in meno e 176 detenuti in più”, spiegano Maffettone e Muzi.

“La mancata disponibilità di personale nella casa circondariale di Viterbo costituisce una seria emergenza – dichiara Felice Maffettone (Sinappe) – che sta mettendo a grave rischio la salute psicofisica e il benessere generale dei lavoratori presenti, con riposi e congedi ridotti praticamente allo zero. Il personale, già duramente provato, si ritrova ad essere ulteriormente sovraccaricato di lavoro. Spesso si cerca di riparare con il contributo degli uffici, aggravando anche quei posti di servizio che si ritrovano in grave deficit rispetto alle mansioni previste dal lavoro ordinario”.

“A ciò si aggiunge la questione legata alle difficoltà che si stanno riscontrando per il trasferimento di oltre 30 detenuti definiti problematici in appositi reparti detentivi, e quella del reparto Covid-19, dove è stato superato il limite consentito di 9 posti singoli. – afferma Muzi (Sippe) – Altri problemi riguardano il reparto osservazione trattamento, dove 20 soggetti risultano impossibili da collocare, e la sezione di infermeria con ristretti internati per i quali andrebbe individuata una diversa collocazione specifica”.

Maffettone e Muzi sono tornati anche sul tema dei vaccini, evidenziando come il personale di polizia penitenziaria risulti essere – ad oggi – l’unico corpo delle forze dell’ordine per il quale non è stato ancora completato il ciclo di immunizzazione, nonostante i lavoratori siano quotidianamente esposti al pericolo di contagio.

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