Mammagialla, stavolta protestano gli anarchici. E accusano: “Mortegialla, un lager in città”

Sit in davanti al tribunale. Gazebo, volantini e testimonianze di madri di detenuti morti in carcere

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VITERBO – Ancora sotto i riflettori della cronaca il discusso carcere viterbese di Mammagialla, 600 detenuti – molti per reati gravi – in una struttura che ne potrebbe ospitare poco più di 400. Appena due giorni fa un tentativo di suicidio, sventato in extremis dagli agenti di custodia. Tre settimane fa un omicidio. Proteste anche dalle guardie carcerarie, che lamentano la cronica carenza di organico che li porta a operare in condizioni difficilissime, in più – denunciano – sotto il fuoco incrociato di critiche e accuse che, a loro avviso, deformano gravemente la realtà delle cose.

Oggi è stata la volta di una manifestazione degli anarchici davanti all’ingresso del tribunale di Viterbo. “Mortegialla, un lager in città”: questo il titolo a caratteri cubitali del volantino distribuito. I dimostranti hanno messo in piedi un gazebo, dove hanno acceso un registratore con cui fanno sentire le testimonianze di madri e di mogli di carcerati deceduti, di parenti di reclusi. Se chiedi loro di fare una dichiarazione o chi siano, rispondono che parla chiaro il materiale cartaceo e sonoro da loro diffuso.

“Nei carceri italiani si muore – recita una registrazione della madre di un carcerato deceduto – L’autopsia non dà la certezza dell’impiccamento”. La donna ha paura che sia stato picchiato a morte: “Perché si nasconde la realtà? Se ci fosse trasparenza, salterebbero tutti gli equilibri che esistono nei carceri. E questo il sistema carcerario non lo vuole”.
Nel volantino si legge: “In questa città esiste un luogo in cui le persone subiscono pestaggi, isolamento, torture che a volte portano alla morte; le cure mediche sono negate, la somministrazione di psicofarmaci è quotidiana. C’è un lager in città: il carcere di Mammagialla. Un carcere sovraffollato in cui si finisce in isolamento per futili motivi. I pestaggi da parte della polizia penitenziaria sono all’ordine del giorno e in cui solo nell’ultimo anno tre persone sono morte in circostanze poco chiare”. Il volantino è firmato dal “Comitato di lotta di Viterbo – Anarchiche/i. L’email: orfanidimortegialla@gmail.com.
Gli anarchici accusano il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, il Dap, di “non farsi scrupolo democratico a mostrare il proprio volto più vero e violento”. Considerano Mammagialla “un contenitore di marginalità sociali create da un contesto di guerra ai poveri – che genera guerra tra poveri – con politiche sociali ridotte all’osso, sfruttamento sul lavoro, decreti sicurezza razzisti”.
Per questo, hanno cominciato con un presidio davanti al tribunale “perché è da qui che inizia il percorso che porta a una cella”. In tribunale ha sede pure l’ufficio dei giudici di sorveglianza, “in teoria responsabili del percorso di rieducazione dei detenuti, in pratica complici di quanto accade tra quelle mura”.
Lo slogan finale è netto: “Il carcere non è la soluzione, ma parte del problema. Contro la società galera, rompiamo il silenzio per non essere complici”. Manifestazione democratica, certamente, ma che della complessa questione sembra privilegiare soltanto alcuni (seppure importantissimi) aspetti.

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