Martino IV scomunica Viterbo… un grande dramma per la Città dei Papi

La puntata precedente si era chiusa con l’elezione di papa Martino IV che aveva abbandonato subito Viterbo dopo avere scagliato sulla città e sui viterbesi la scomunica.

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sagginiTutti gli abitanti delle città che subivano l’interdetto o scomunica, erano sottoposti a una dura condanna. Infatti, la scomunica era uno dei castighi più temuti dell’epoca, in quanto la Chiesa non solo condannava, ma con la sua autorità giurisdizionale faceva anche rispettare la condanna.

Per illustrare esaurientemente come cambiarono le condizioni di vita della città di Viterbo durante l’interdetto, elenchiamo in dettaglio tutti i castighi, ai quali furono sottoposti i Viterbesi, per ben quattro lunghi anni:

1)        Erano vietate le sacre funzioni.

2)        Le chiese importanti si dovevano chiudere.

3)        Rimanevano aperte solo quelle parrocchiali.

4)        In queste chiese c’era però una procedura di messa a lutto, che prevedeva gli altari privati di tutti gli arredi sacri, delle croci, delle statue dei santi, dei dipinti e degli altri oggetti che giacevano a terra in maniera disordinata. Le statue che non potevano essere rimosse, erano avvolte da un lenzuolo nero, per impedire la supplica di una qualunque intercessione.

5)        Tutte le campane dovevano essere calate a terra e posate sul pavimento della chiesa.

6)        I preti che celebravano la Messa lo dovevano fare in gran segreto, alla presenza di due soli chierici.

7)        Le nozze si celebravano obbligatoriamente nei cimiteri, senza alcuno sfarzo di vestiti e d’invitati.

8)        I morti dovevano essere seppelliti in aperta campagna, come se fossero state carogne di animali, senza esequie, senza lumi e senza cerimonie religiose.

9)        Erano vietate le riunioni, le feste, i giochi di qualunque genere, il parlare a voce alta, o comunque gridare.

10)      Non ci si poteva cibare di carne.

11)      Era solennemente vietato radersi la barba e vestire in modo troppo elegante.

12)      Tutto e tutti dovevano testimoniare con il loro comportamento e con l’aspetto, di essere profondamente addolorati e pentiti, per aver provocato la collera celeste che aveva investito tutta la città.

 

Considerata la durezza della pena, i Viterbesi cercarono più volte con ogni mezzo, di andare a fare visita a Martino IV, per implorarne il perdono, e per chiedere di sospendere l’interdetto, ma furono sempre respinti sdegnosamente.

Martino IV stette sempre lontano da Viterbo, ma andava spesso a Montefiascone, dove era solito farsi cucinare le anguille del lago di Bolsena, di cui era particolarmente ghiotto. Su questo Papa c’è un aneddoto che ne rivela la passione per il vino bianco di Montefiascone.

Una tradizione popolare del paese falisco, trasmessa per via orale di padre in figlio, racconta che la sera dopo cena, quando il Papa si ritirava nelle sue stanze, doveva attraversare un salone della rocca e spesso, dato che era un poco alticcio, perdeva l’equilibrio e cadeva.

Onorio IV concede l’abito bianco ai Carmelitani

Naturalmente i suoi servitori subito lo soccorrevano, e lo aiutavano ad alzarsi, poi però si era diffusa, sempre più insistente, la voce che il Papa specialmente la sera, fosse ubriaco al punto di perdere l’equilibrio e cadere. Queste voci arrivarono presto anche alle orecchie di Martino IV, egli pensò bene di riunire tutti i servitori del palazzo per ammonirli:

“Il pavimento del salone che devo attraversare tutte le sere per raggiungere le mie stanze, è sconnesso in più punti. Fatelo riparare subito perché se io cado, poi si vocifera che io sia ubriaco, invece è colpa del pavimento”.

Dopo quest’appello fu subito chiamato un mastro muratore, che controllò attentamente il pavimento del salone, mattonella per mattonella, ma non ne trovò alcuna sconnessa.

Onorio IV, successore del Papa Martino IV, toglierà il pesante interdetto che gravava sulla città di Viterbo, dopo oltre quattro anni. Le condizioni poste furono terribili: abbattimento di tutte le mura e di tutte le torri, e tante altre mutilazioni di fortificazioni esistenti, che per nostra fortuna non furono attuate.

Onofrio IV

Ci fu però una punizione ancora più pesante per la nostra città, che tarpò per sempre le ali al libero Comune. Onorio IV insieme all’interdetto, tolse a Viterbo anche la giurisdizione e la libertà elettorale.  Il Podestà da quel giorno non fu più una persona nominata dal Comune, ma fu sempre un funzionario nominato dal Papa.

Viterbo chiudeva così il suo unico e importante periodo storico di meravigliosa fioritura. Dai papi era stata innalzata alla più alta dignità europea, che le aveva permesso di illuminare il secolo XIII, e dagli stessi era adesso ricondotta nell’oscurità dell’anonimato, senza alcuna possibilità di  appello.

Oggi possiamo affermare che Viterbo dopo l’assoluzione dall’interdetto, iniziò una parabola discendente che la portò a uscire quasi immediatamente dalle pagine protagoniste della storia, e poi a entrare nel tunnel buio della mediocrità, che dura ancora oggi.

A mio parere l’interdetto sulla città e sugli abitanti, oltre a punirli nelle abitudini di vita, nel morale, nelle relazioni sociali e nella dignità, cambiò anche irrimediabilmente il loro carattere. Infatti, da quel lontano giorno, i viterbesi sono diventati più deboli, quasi senza spirito d’iniziativa e alquanto menefreghisti.

 

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