L'avvocato Maria Grazia Masella spiega perché l'obbligo di mascherina indifferenziato è una grave violazione delle libertà personali

Mascherine all’aperto, parla l’avvocatessa Masella: “Gravi violazioni della libertà personale”

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Maria Grazia Masella

Mascherine all’aperto, ne parla l’avvocatessa  Maria Grazia Masella.

“Il nuovo DPCM sulla proroga dello stato di emergenza nel nostro Paese al 31 gennaio 2021 contiene, tra le altre, norme più stringenti sull’uso delle mascherine.

A un esame sommario tecnico- giuridico di tale nuova proroga dello stato di emergenza (in assenza di documenti giustificativi dell’emergenza stessa) essa appare in violazione dei cardini del nostro ordinamento.

Laddove infatti la dichiarazione dello stato di emergenza e l’eventuale sua proroga non può superare i termini legali di 90 giorni prorogabile di regola, una sola volta, per ulteriori 90 giorni.

Mi voglio, invece, concentrare sulla questione mascherine da utilizzare h. 24 e, persino in casa, come suggerisce il Presidente Giuseppe Conte.

Da qualunque parte, la si riguardi, la vicenda della proroga dell’emergenza, mostra segni inequivoci di grossolana approssimazione sino a giungere alla coartazione della libertà personale.

Sul punto si è espresso magnificamente il TAR di Strasburgo che ha stigmatizzato l’uso indifferenziato della mascherina come una grave violazione della libertà personale.

Ma anche in Italia, l’uso della mascherina è vietato dalla legge. O meglio – continua Masella – è vietato coprirsi il volto e/o il rendere difficile l’identificazione personale , la cui forza vincolante, essendo di grado superiore ad un DPCM, è fuori discussione . E’ la L. 22 maggio 1975 n.152.

E ancora.

L’imposizione all’uso della mascherina non può che considerarsi una violazione della libertà personale intesa nel suo senso più lato e compiuto come dal richiamo dell’articolato costituzionale cui si rinvia.

Sotto questo primo aspetto tecnico–giuridico si hanno i seguenti punti.

a) la dichiarazione dello stato di emergenza non poteva essere prorogata per i limiti temporali ben definiti di cui s’è detto;

b)La dichiarazione dello stato di emergenza in assenza di emergenza cioè senza allegazione di fatti nuovi emergenziali non poteva far luogo a proroga. Non essendoci stato alcun esame comparativo tra i numeri dei contagiati, dei malati, dei ricoverati in terapia intensiva, dei pauci sintomatici e degli asintomatici.

c) per essere state inoppurtanamente secretate tutte le relazioni del CTS che si sono espresse al riguardo.

Fin qui, sommariamente l’aspetto tecnico-giuridico.

Veniamo a quello sanitario che mi pare sia assolutamente assorbente di ogni altra questione, perché attiene alla tutela della salute.

Qualcuno ha mai avuto l’ardire di chiedere ai virologi se le mascherine sotto l’aspetto eminentemente cautelativo siano il dispositivo sanitario giusto?

O se, invece, non costituisca, essa stessa, veicolo di batteri che si producono in ambiente umido determinato dall’espirazione umana?

E, ancora, sono decadute tutte le regole, anche di buon senso, circa l’inspirazione di anidride carbonica, sempre a gran voce vietata dai sanitari, che produce, notoriamente, acidità al corpo con conseguenze patologiche anche gravi ?

Non è forse vero che respirare la propria anidride carbonica può condurre ad ipossia?

E’ la stessa OMS, peraltro, a indicare 11 potenziali danni o svantaggi dall’uso delle maschere. Così in uno studio pubblicato dal coordinamento degli Stati Generali della medicina (SGM).

Ivi si legge, infatti, che la resistenza all’espirazione di una maschera tenuta a lungo aumenta la ri-inalazione dei propri virus. Creando un circolo vizioso che aumenta la carica, che così può raggiungere gli alveoli dove le difese immunitarie sono carenti.

Lì il virus si può moltiplicare e quando a 10 o 12 giorni dall’infezione arrivano gli anticorpi delle difese adattive, trovando grandi quantità di virus, scatenano l’infiammazione che possono andare ad aggravare il Covid 19.

Perciò, sarebbe necessario, sostiene ancora il coordinamento degli Stati Generali della medicina, evitare obblighi, come l’uso indifferenziato della maschera appunto, non supportati da prove scientifiche. Insomma, conclude il coordinamento ed anch’io, le misure di sanità pubblica debbono essere precedute da ricerche indipendenti. Le quali stabiliscano un bilanciamento netto tra i benefici attesi e i danni possibili.

E’ certo, dunque, che le maschere facciano danni, non è altrettanto certo che arrechino benefici o che siano dispositivi sanitari tutelanti dal Covid 19.

Perché di tutto questo non si discute?

Da cittadina – conclude l’avvocatessa – mi attendo che si cominci, finalmente, a fare domande scomode agli esperti . Abbiamo il diritto di sapere e il dovere di disobbedire quando taluni obblighi risultino illegittimi, ingiusti, irragionevoli o dannosi per la nostra salute.”

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