Mense scolastiche: dopo le polemiche si arriva alle carte bollate

La Serenissima è pronta a dichiarare guerra al Comune di Viterbo. La questione è la tanto discussa mala-gestione delle mense scolastiche, affidata appunto all’azienda vicentina, che ora chiede a Palazzo dei Priori il pagamento di 45.600 euro (più interessi legali e di mora).

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mensa scolastica

Per ora Palazzo dei Priori preferisce non commentare, ma – intanto – ha affidato all’avvocato Roberto Cutigni, che mantiene il più stretto riserbo, il delicato compito di studiare attentamente la situazione e suggerire i passi da compiere. Perché la notizia non è da prendere alla leggera, e nessuno infatti lo fa. La Serenissima, dunque, è pronta a dichiarare guerra al Comune di Viterbo. La questione è la tanto discussa mala-gestione delle mense scolastiche, affidata appunto all’azienda vicentina, che ora chiede a Palazzo dei Priori il pagamento di 45.600 euro (più interessi legali e di mora) rivendicando la restituzione di somme pagate come multe in relazione alle carenze rilevate dall’amministrazione comunale nel suo operato. Insomma, da “imputata” ad accusatrice.

Facendo un passo indietro, i fatti risalgono all’amministrazione Michelini: allora il Comune riscontrò una serie di irregolarità a carico dell’azienda incaricata di gestire le mense scolastiche del capoluogo. Tra le infrazioni più note – che fecero scalpore – ci sono il ritrovamento di una larva nell’insalata, l’utilizzo in cucina del sugo fatto con pomodori di origine polacca e la presenza di formiche nella zona di stoccaggio dei contenitori adibiti al trasporto del cibo. Queste infrazioni portarono ad una serie di multe elevate dal Comune a carico della società, sanzioni che qualcuno giudicò come troppo salate.

La Serenissima, adesso, è partita al contrattacco e ha deciso di portare Palazzo dei Priori davanti ai giudici del tribunale civile di Roma per chiedere l’annullamento delle sanzioni relative al contratto di appalto. In totale: la bellezza di 45.650 euro più interessi che l’amministrazione dovrebbe – secondo la tesi dell’azienda veneta – restituirle. Ora la patata bollente è nelle mani – come dicevamo all’inizio – dell’avvocato Cutigni, incaricato dalla giunta di esaminare il fascicolo e contestare le pretese dell’azienda. 

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