Mentre a Viterbo passava Santa Rosa… 37 anni fa perse la vita il Generale Dalla Chiesa

3 settembre 1982, giorno del trasporto della Macchina di Santa Rosa, vigilia della festa di Santa Rosa a Viterbo e di Santa Rosalia a Palermo. Vengono assassinati a Palermo dalla mafia il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all'agente di scorta Domenico Russo

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Il Generale Alberto Dalla Chiesa

“Certe cose non si fanno per coraggio, si fanno solo per guardare più serenamente negli occhi i propri figli e i figli dei nostri figli” .

3 settembre 1982, giorno del trasporto della Macchina di Santa Rosa, vigilia della festa di Santa Rosa a Viterbo e di Santa Rosalia a Palermo. Vengono assassinati a Palermo dalla mafia il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo.

«Qui è morta la speranza dei palermitani onesti.» Questa fu la scritta
apparsa sul luogo della strage all’indomani dell’omicidio.

Omicidio Dalla Chiesa

Carlo Alberto dalla Chiesa : 100 giorni come Prefetto a Palermo,  generale  italiano, figlio di un generale dei Carabinieri (Romano), laureato in Giurisprudenza e successivamente anche in Scienze politiche, entrò nell’Arma durante la seconda guerra mondiale e partecipò alla Resistenza.

Dopo la guerra combatté il banditismo  in Campania e in Sicilia; trascorse vari periodi a Firenze, Como, Roma e Milano, tra il 1966 e, nel 1973, fu nuovamente in Sicilia dove, con il grado di colonnello, comandante della Legione Carabinieri di Palermo, indagò su Cosa Nostra. Divenne generale di brigata a Torino dal 1973 al 1977 e fu protagonista della lotta contro le Brigate Rosse; fu lui a fondare il Nucleo Speciale Antiterrorismo.

Promosso generale di divisione, fu nominato nel 1978 Coordinatore delle Forze di Polizia e degli Agenti Informativi per la lotta contro il terrorismo, con poteri speciali, comandò anche la Divisione Pastrengo a Milano; tra il 1981 e il 1982 fu vicecomandante generale dell’Arma.

Nel 1982 il governo Spadolini lo nominò prefetto di Palermo con l’intento di ottenere contro Cosa nostra gli stessi brillanti risultati ottenuti nella lotta al terrorismo.
In virtù dei risultati conseguiti, dell’alto prestigio guadagnato sul campo, venne inviato a Palermo come Prefetto della città all’indomani dell’omicidio del sindacalista e uomo politico comunista Pio La Torre. Nei tre anni precedenti al suo insediamento, la mafia purtroppo aveva assassinato, tra gli altri, valenti investigatori, magistrati e uomini politici come Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Gaetano Costa e, appunto, Pio La Torre.

A sinistra Giovanni Falcone, a destra Paolo Borsellino

Nella lotta a Cosa Nostra la morte è una costante con cui occorre fare sempre i conti. “Purtroppo in questa difficile battaglia gli errori si pagano. Quello che per noi è una professione, per gli uomini di Cosa Nostra è questione di vita o di morte: se i mafiosi commettono degli errori, li pagano; se li commettiamo noi, ce li fanno pagare. (…) Da tutto questo bisogna trarre una lezione. Chi rappresenta l’autorità dello Stato in territorio nemico, ha il dovere di essere invulnerabile. Almeno nei limiti della prevedibilità e della fattibilità”. Sono parole del giudice Falcone, tuttora attuali e vere, anche se talvolta Cosa Nostra si è dimostrata più abile e forte: di Chinnici, di Borsellino, dello stesso Falcone.

Operazione Carlo Alberto 
Significativo uno scambio di battute a distanza sui giornali.
Dalla Chiesa: “C’è una crescita della mafia, che va radicandosi anche come realtà politico-malavitosa”.
Martellucci: “Io ho la vista acuta, eppure non ho mai visto la mafia”.
Dalla Chiesa, alla commemorazione del Colonnello dei Carabinieri Russo ucciso dalla mafia: “Aveva tutti e cinque i sensi sviluppati, ma la mafia l’ha ammazzato”.
Il prefetto di Catania: “La mafia, qui da noi, non esiste”.

Il generale capisce che deve muoversi in fretta, prima che sia troppo tardi. Il primo giorno da Prefetto a Palermo si fa portare a Villa Whitaker da un tassista. Altre volte si fa vedere a sorpresa tra la gente, incontra gli allievi dei licei, gli operai nei cantieri. Vuole scuotere la paura e suscitare il consenso.
Non si fa illusioni: “Certamente non sono venuto per sgominare la mafia, perché il fenomeno mafioso non lo si può sgominare in una battaglia campale, in una guerra lampo, un cosiddetto Blitz. Però vorrei riuscire a contenerlo, per poi sgominarlo”.

Dalla Chiesa chiede fatti e poteri veri, ma a Roma si è restii a conferirgli poteri più significativi di quelli del ministro degli Interni.

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini rende omaggio alle salme del Prefetto di Palermo Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie Emanuela Setti Carraro

Dopo 100 giorni di indagini, mandati di cattura, arresti, il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa fu ucciso a Palermo. La strage di via Carini, avvenne 10 anni prima delle stragi di Capaci, di via D’Amelio, prima e dopo di tanti altri luoghi tristemente ricordati dalla storia, per omicidi compiuti dalla mafia.

La strage fece scalpore anche per le modalità “militari” con le quali venne eseguita: Dalla Chiesa e sua moglie vennero infatti colpiti con un Kalashnikov AK 47, arma da guerra. Dall’omicidio Dalla Chiesa ad oggi si è inoltre via via fatta strada l’ipotesi, in sede giornalistica, storica e giudiziaria, che la morte del generale e di sua moglie sia in qualche modo anche collegata al memoriale redatto da Aldo Moro durante il suo sequestro, che si ritiene il generale Dalla Chiesa abbia potuto visionare in versione integrale, più ampia di quella nota dopo i ritrovamenti del 1978 e 1990 nel covo delle Brigate Rosse di via Monte Nevoso a Milano.

Commovente l’immagine di Dalla Chiesa, chinato sulla moglie, a proteggerla fino all’ultimo.

Nel giorno dedicato al trasporto della Macchina di Santa Rosa, i viterbesi e gli italiani non dimenticano e sperano si faccia piena luce su questi tristi momenti di storia recente.

“L’operazione Carlo Alberto”, Falcone, Borsellino non è finita: a chi è rimasto e a noi il compito di portarla avanti.

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