Domani scocca l'ora X: Mes, sì o no? Occhi puntati sui 5 Stelle, pronti a votare la riforma pur di non mollare la poltrona

Mes, domani il giorno della verità in Parlamento: i grillini si venderanno definitivamente?

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Il Parlamento italiano

Alla fine il lusso dei Palazzi del potere sembra aver comprato anche i grillini, quelli che dovevano smantellare la casta ed aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno sono invece finiti per diventare peggio dei loro predecessori. E’ un’evidenza: domani, sul voto alla riforma del Mes, i grillini si giocano definitivamente la dignità. Votando sì, i deputati ed i senatori a cinque stelle faranno cadere per sempre anche l’ultimo dogma rimasto, votando no faranno verosimilmente cadere il loro stesso Governo.

Poche ore fa Barbara Lezzi, una delle firmatarie della lettera con la quale i parlamentari pentastellati affermavano di non votare la riforma, ha fatto sapere che è stato trovato un “punto di caduta”. Toh, che tempistica, quasi una manna dal cielo per l’alleanza giallorossa. In pratica, con un ambiguo post su Facebook, la Lezzi lascia intuire che la fronda dei “ribelli” contraria al Mes avrebbe fatto un passo indietro: “Ho trascorso due intere giornate insieme ad altri 60 parlamentari per mediare le posizioni, per trovare un punto di caduta – scrive la Lezzi su Facebook -. Grazie a questo lavoro è venuta fuori una risoluzione che non è quella ideale ma, almeno, rivendica il ruolo del Parlamento in sede di ratifica e avverte che non sarà disposto al voto finale se non ci sarà l’avanzamento significativo del resto del pacchetto di riforme (Edis prima di tutto)”. Poi aggiunge: “Tutto a posto? No. Il testo dovrà essere ulteriormente mediato con il resto delle forze di maggioranza”.

Ovviamente, il primo ad accogliere con giubilo la notizia è Luigi Di Maio: “È un bene che si stia andando verso un punto di caduta nel MoVimento 5 Stelle a proposito del voto di domani e mi auguro si raggiunga un punto di incontro quanto prima. Era ciò che avevo fortemente auspicato e per cui ho lavorato insieme a tutti gli altri. Come ho ribadito più volte, il no all’utilizzo del Mes resta fermo, ma il voto di domani sarà un voto sul governo, su una risoluzione, sul presidente del Consiglio. Prevalga la responsabilità”.

La cosa disarmante è che il fautore di questa mediazione non sembra essere un politico ma un giornalista, anzi, il giornalista di spicco del Movimento Cinque Stelle: Marco Travaglio, il Maître à penser dei grillini. Travaglio nei giorni scorsi aveva ripescato dal suo armadio dei (brutti) ricordi quanto accadde nel ’98 paragonandolo a quanto potrebbe accadere se i grillini voteranno a sfavore della riforma. “Il Governo Prodi nel 1998 cadde a causa della sfiducia di ‘un leader che si credeva il più puro e intransigente’, Fausto Bertinotti. Ne seguì la nascita del governo D’Alema che si distinse per quattro scelte sciagurate: i bombardamenti sulla Serbia nella guerra del Kosovo, ordinati da Usa e Nato ma senza l’Onu; l’abolizione dell’ergastolo per le stragi; le privatizzazioni di due galline dalle uova d’oro come Autostrade e Telecom, praticamente regalate ai Benetton e ai capitani coraggiosi. I risultati furono crollo dei consensi del centrosinistra, caduta di D’Alema dopo un anno e mezzo, nascita del secondo governo Amato e resurrezione di Berlusconi, che nel 2001 rivinse le elezioni e tornò al governo come nuovo”. Sostanzialmente, Travaglio ha agitato lo spauracchio di un possibile ritorno alla guida della Nazione del suo acerrimo nemico Silvio Berlusconi qualora Conte dovesse incassare il “No” del Parlamento.

E beh, se il destino (già segnato) dell’Italia post-Covid è nelle mani di Travaglio e di “politici” come i grillini possiamo dire di essere fregati.

Tuttavia, quella di domani potrebbe essere una giornata sorprendente perché ora ad essersi imbizzarrito è Matteo Renzi, che si è sfilato insieme ad Italia Viva dalla risoluzione di maggioranza sul Mes depositata al Senato. “Rottura? Spero di no, ma temo di sì”, dice il politico fiorentino. Non proprio una buona notizia per Conte, quella di domani sarà una lunga giornata per lui.

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