Per il deputato Fdi ha inciso la paura di tornare alle urne paventata dal Colle

Mes e il voto dei 5s, Rotelli: “La sovranità nazionale svenduta per restare saldi alla poltrona”

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Ieri siamo stati spettatori di come si può svendere l’anima al diavolo“.

Lapidario il commento del deputato Fdi Mauro Rotelli sull’approvazione del Mes alle Camere da parte della maggioranza di governo.

“La più grande meraviglia e sorpresa, almeno per alcuni mentre per altri no dato che l’esito era scontato, è stato il tira e molla che c’è stato fino a poco prima della votazione, con una serie di interventi da parte dei parlamentari molto tesi e forti di contrasto a quello che poi è stato l’atteggiamento tenuto soprattutto dai 5 stelle. Perché è lì che c’è stato il corto circuito”.

“Alla Camera ci sono circa 200 parlamentari grillini eletti con un programma che prevedeva lo smantellamento del Mes e che invece alla fine hanno votato la riforma. Quindi tutto tranne lo smantellamento”.

“Gli interventi in aula sono stati particolarmente duri, lo scontro alto – racconta – perché si giocava una partita importante e fondamentale. Si parla della sovranità nazionale e della possibilità delle istituzioni europee di mettere le mani in tasca ai cittadini italiani e nei conti della nostra Nazione”.

Poi l’attacco frontale senza giri di parole: “Il fatto che noi denunciamo come più grave è di aver svenduto la nostra sovranità e di averlo fatto, incredibilmente, con i voti di chi invece si è presentato alle Politiche del 2018 dicendo che quello strumento, che tanti danni ha fatto in Europa in maniera particolare in Grecia, doveva essere smantellato. Non solo non è stato smantellato ma addirittura per alcuni aspetti rafforzato”.

E ai pentastellati che giustificano il loro sì dichiarando che non hanno votato sul Mes ma sulla riforma dello stesso, Rotelli replica seccamente che “non si doveva lasciare alcun tipo di spazio alle possibili interpretazioni, si doveva semplicemente dire no all’utilizzo di questo strumento”.

Un distinguo tra fondo salva Stati e riforma che non ha convinto neanche i quattro parlamentari grillini che, a seguito della votazione, sono usciti dal gruppo.

Per il deputato meloniano a incidere sulla decisione del M5s “probabilmente i segnali abbastanza netti arrivati nelle ore precedenti dal Colle, con il Presidente della Repubblica che avrebbe mandato alle urne se il Governo non avesse più avuto i voti alla Camera o al Senato. E allora per spirito di conservazione, diciamo così, hanno preferito poter rimanere ben saldi alla poltrona piuttosto che fare una scelta che poi era quella lineare con i loro progetti, i loro programmi o almeno con quelli con cui si erano presentati”.

E Rotelli conclude: “Mi sembra evidente che ormai i 5 stelle hanno stravolto quasi tutti i punti del programma che li ha portati al governo”.

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