Mia Martini, oggi si ricorda il 25 anniversario della morte

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Era il 14 maggio del 1995 quando Mia Martini venne trovata senza vita, a soli 47 anni, in casa, a Cardano al Campo, vicino a Busto Arsizio, dove si era trasferita da poco.

Una delle più grandi interpreti della musica italiana se ne era andata in silenzio: era morta da due giorni, da venerdì 12 maggio, ma nessuno se ne era accorto. Aveva chiamato per due volte la sorella, Loredana Bertè, prima di morire, ma non le aveva risposto.
Un’anima fragile e delicata, quella di
Mia Martini, nome d’arte di Domenica Bertè, detta Mimì.

Nacque a Bagnara Calabra il 20 settembre (lo stesso giorno della sorella Loredana più piccola di tre anni) del 1947.
Capelli e occhi scuri, tipici delle donne del Sud, e quella voce così particolare, a tratti roca, intensa, profonda.
Con la sua famiglia si trasferì prima ad Ancona e poi a Roma. Era giovanissima quando iniziò a cantare , ma il successo arrivò negli Anni 70 , con brani importanti che sono ancora nel cuore di tutti: “Piccolo Uomo” e “Minuetto” le fanno vincere il Festivalbar nel ’72 e ’73.
Cominciò così a scalare la hit parade e ad essere famosa in Italia e all’estero, dal Giappone alla Francia.

Arrivarono gli Anni 80 e Mia continuò a regalare al suo pubblico canzoni indimenticabili come “E non finisce mica il cielo”, il brano scritto per lei da Ivano Fossati, unico grande amore della sua vita, che non vinse Sanremo nel 1982, ma conquistò il Premio della Critica nato appositamente per lei.
Ma la sua vita, improvvisamente, entrò in uno strano tunnel. A volte, il destino ha più fantasia di noi.
La cattiveria della gente è incredibile e sa accanirsi in modo particolare sulle anime più sensibili e fragili.

Cominciò così a diffondersi la voce che Mia portasse sfortuna. Una volta, fece un concerto con un gruppo, ma uno dei componenti, tornando a casa, morì in un incidente stradale. Da allora cominciò a circolare questa voce infamante e iniziò la parabola discendente della grande artista. Nessuno la invitava più alle trasmissioni e negli show televisivi.

Andò a vivere da sola in una piccola casa di campagna in Umbria, poi tornò in Calabria, dall’amata zia Sarina a Bagnara. Cercò infine suo padre, nel varesotto dove era preside e viveva con una nuova compagna. Mia Martini continuò purtroppo a non essere chiamata, a non lavorare, fu costretta a vendere gli abiti di scena per vivere e a cantare in qualche sagra paesana.
Ma non smise di fare e di amare la musica, l’unico vero e sincero amore della sua breve vita.
Nel 1989 portò a Sanremo un capolavoro “Almeno tu nell’universo”, scritta da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio, che teneva chiuso nel cassetto da 20 anni.
Fu un successo! Un’interpretazione da brividi. Standing ovation del pubblico, protetta da Renato Zero , ritrovò l’entusiasmo, ma le ferite rimasero aperte.

Arrivò poi “La nevicata del 56”, nel 1990, scritta da Franco Califano (autore anche di “Minuetto”) fino al famoso 1992 con “Gli uomini non cambiano” con cui arrivò seconda a Sanremo.
Con la sorella Loredana Bertè, dopo liti e abbracci, portò sul palco il brano “Stiamo come stiamo”. L’esuberante Loredana, contrapposta alla pacata Mia, cambiò ben 14 versioni del pezzo, non si presentò alle prove, mettendo a dura prova la pazienza di Mimì. Due sorelle molto diverse l’una dall’altra, ma forse entrambe fragili.

L’innata eleganza di Mia e la sua voce unica sono rimaste, al di là delle vicende umane, nella grande storia della musica italiana.

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