Viterbo, minaccia aspiranti operatori sociosanitari: organizzatore corsi alla sbarra per tentata estorsione

I fatti risalgono al 2014/2015: la onlus che gestiva gli esami andò in crisi finanziaria. Il presidente imputato per tentata estorsione

tribunale

Alla sbarra per tentata estorsione il presidente di Omnia fondazione onlus, un 55enne nato a Viterbo e residente al nord. Il 13 maggio 2015 lo hanno denunciato dodici corsisti, difesi dall’avvocato Dominga Martines. L’imputato è accusato di aver chiesto agli aspiranti operatori sociosanitari di pagare una rata del corso, se no non avrebbero avuto la certificazione per dare l’esame finale e non sarebbero diventati oss.
I fatti sono del marzo 2014/marzo 2015. Allora le parti offese, di cui solo sette si sono costituite parti civili, frequentavano un corso per diventare operatori sociosanitari. Il pagamento del quale doveva avvenire in tre rate. Ma quando mancava poco alla fine delle lezioni, successe qualcosa di anomalo: la Fondazione Omnia – l’ente con sede legale a Roma e luogo di esercizio a Montalto di Castro e a Viterbo – che erogava il corso di formazione per Oss, iniziò ad avere problemi finanziari, incappando anche in istanze di pignoramento (al riguardo ci furono delle interpellanze consiliari sia a Viterbo che alla Regione Lazio). A dei corsisti fu negato l’accesso agli esami finali per ottenere la qualifica di operatore sociosanitario. Secondo la direzione dell’Omnia perché i sette non avrebbero corrisposto l’ultima rata del corso, ma per la pubblica accusa perché queste somme erano state pignorate dal tribunale di Civitavecchia.
Il decreto di citazione a giudizio. Nel decreto del tribunale di Viterbo che dispone il giudizio, il gup Francesco Rigato scrive che il presidente della Omnia fondazione onlus commetteva “atti idonei, diretti in modo non equivoco a costringere alcuni partecipanti al corso a corrispondere nel periodo agosto-settembre 2014 la seconda rata di 800 euro ciascuno”. Il tutto, “minacciandoli” che se non avessero pagato “la fondazione non avrebbe rilasciato loro la certificazione di ammissibilità per partecipare all’esame finale”.
La Omnia avrebbe permesso “l’effettuazione degli esami finali ai corsisti il 21 e 22 maggio 2015”; e avrebbe consegnato loro “i relativi diplomi necessari a partecipare ai concorsi pubblici il 29 gennaio 2016, soltanto a seguito di versamento da parte dei corsisti del saldo-prezzo, che costituiva deposito fiduciario cauzionale”.
La prima udienza c’è stata davanti al giudice Elisabetta Massini, che ha ammesso le prove e ha rinviato al 9 dicembre prossimo per le prime testimonianze.

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