Misteri della Asl: tutti al loro posto i “furbetti” di medicina protetta dopo la denuncia per truffa

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Era primavera inoltrata di quest’anno quando, alla Asl di Viterbo, venne portato allo scoperto l’ennesimo scandalo.
A essere interessato il reparto di Medicina protetta, cioè quella struttura collocata a Belcolle dove vengono ricoverati detenuti ritenuti in condizioni patologiche tali da non poter essere trattati in carcere. A finire nel mirino di Procura e Fiamme gialle, lo scorso marzo, il direttore Giulio Starnini e un addetto del reparto che, bypassando liste d’attesa e dovuti ticket, prescrivevano esami ematochimici, in pratica gratuiti, ad amici e conoscenti non direttamente collegati alla Medicina protetta.


Alla luce delle indagini vennero formulate ipotesi di reato pesanti come macigni: abuso d’ufficio (ex art. 327 codice penale, anche nella nuova impostazione del 1997) e truffa aggravata e continuata (ex art. 640 e 80 codice penale).

All’epoca dei fatti, al disdicevole episodio venne data grande risonanza mediatica, furono rilasciate dichiarazioni rigorose del direttore generale che predicava, giustamente, la linea dura e sembrava imminente una punizione esemplare dei professionisti che si erano macchiati di reati così gravi.
Invece, a distanza di quattro mesi tutto tace, gli utenti normali fanno la loro fila, pagano il loro ticket e tutti sono rimasti al loro posto.
Stessa sorte fortunata non è toccata due anni fa a Tiziana Riscaldati, la dirigente del servizio di medicina trasfusionale dell’ospedale di Belcolle che, invece, venne licenziata in tronco, dall’azienda sanitaria, dopo solo un mese dall’avvio delle indagini per l’inchiesta relativa ai “furbetti del cartellino”.
Nel caso di Starnini di mesi ne sono passati ben quattro ma ogni provvedimento, sia a livello professionale che giudiziario, sembra sia sospeso nel nulla. Il dottore continua a esercitare la sua professione come faceva prima dell’inchiesta, nello stesso medesimo ruolo.
Misteri della Asl di Viterbo.

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