La Procura di Genova ha già sentito almeno una decina di religiosi sull'assassinio della ragazza avvenuto 25 anni fa a Chiavari

Misteri di cronaca. Crepa nel muro di omertà intorno all’omicidio di Nada Cella: un sacerdote collabora con gli inquirenti

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Si squarcia il muro di omertà sul delitto di Nada Cella. Dopo venticinque anni. (https://www.lamiacittanews.it/misteri-di-cronaca-incredibile-svolta-dopo-25-anni-nada-cella-uccisa-dalla-rivale-in-amore/)

Qualcosa (di grosso) si muove eccome e, fra la decina di religiosi già ascoltati dalla Procura di Genova, almeno uno avrebbe collaborato. Dando informazioni ritenute utili dagli inquirenti. A rivelarlo è il quotidiano on line Repubblica.

I fatti. Il 6 maggio del 1996, Nadia Cella aveva 25 anni e lavorava come segretaria nello studio del commercialista Marco Saracco in via Marsala, a Chiavari. Tra le 8,50 e le 9,10 di quella tiepida di maggio venne assassinata per mano di qualcuno che, fino ad oggi, è rimasto nell’ombra. Nel maggio scorso, dopo ben venticinque anni, la svolta grazie al decisivo interessamento della crimoniloga Antonella Pesce Delfino: la Procura di Genova iscrive sul registro delle informazioni di reato Annalucia Cecere per omicidio aggravato. Indagati anche l’ex datore di lavoro della vittima, Marco Soracco, e l’anziana madre Marisa Bucchioni, per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Per gli inquirenti il movente è la gelosia. Secondo gli investigatori, coordinati dal procuratore capo facente funzioni Francesco Pinto e dal sostituto Gabriella Dotto, l’indagata era invaghita di Soracco ma lui era innamorato della sua segretaria. L’uomo, difeso dall’avvocato Andrea Vernazza, quella mattina potrebbe avere visto la presunta assassina uscire dall’ufficio ma l’avrebbe coperta in tutti questi anni.

Le indagini dell’epoca e la nuova inchiesta. All’epoca dei fatti, Soracco venne indagato per il delitto e poi prosciolto. E, a proposito dei religiosi, va detto che all’indomani del delitto gli agenti della Squadra Mobile misero sotto controllo l’intero convento dei Frati Cappuccini in viale Tappani, a Chiavari. Perché la ormai nota testimone misteriosa che chiamò a casa Soracco tre mesi dopo il delitto, parlando con la madre Marisa Bacchioni di una “certa Anna sporca che metteva tutto nel motorino” vicino a via Marsala, disse di avere informato “anche gli avvocati del Soracco e della morta, nonché la Curia di Chiavari. E allora gli inquirenti erano subito andati a caccia dell’interlocutore. Trovandolo: “Nel corso delle indagini era stato appreso che il religioso frate Lorenzo, era stato contattato da una donna anziana”. La stessa allora, che si definiva una 24enne ma che – come da audio diffusi oggi dalla Procura – appare ben più anziana, aveva chiesto al frate la disponibilità a incontrare una persona a conoscenza di notizie “molto importanti in merito al delitto”. Da quell’abboccamento però non nacque più nulla. Più volte gli investigatori avevano contattato il frate nella speranza che quella donna si fosse di nuovo palesata, cosa che non accadde mai più. Così anche le intercettazioni al Convento, dopo due settimane, cesseranno.
Del resto – ricorda sempre Repubblica – la vita di Annalucia Cecere, almeno quella ligure fino al suo trasferimento in Piemonte un anno dopo il delitto, è molto vicina al mondo cattolico. La sua casa in corso Dante, allora, era stata messa a disposizione dalle suore della “Opera Pia Carità e Lavoro” di Chiavari, che l’avevano accolta quando era arrivata a Chiavari da Santa Margherita Ligure.
Per questo fra le ipotesi sulle altre “quattro che stanno zitte”, come aveva raccontato la testimone misteriosa, c’è anche quella che possano essere consorelle.
A fare ipotizzare che l’anonima possa essere vicina al mondo ecclesiastico anche il fatto di avere descritto la Cecere come una incline alla violenza. Una circostanza che porta a pensare ad una conoscenza non superficiale della donna. L’ex insegnante era stata in istituto a Santa Margherita: potrebbe averla conosciuta lì?
Solo una pista, così come quella che vorrebbe le quattro delle “colleghe” di lavoro della Cecere, che in Liguria aveva lavorato anche come addetta alle pulizie.
Infine la grande vicinanza alla Curia di Marco Soracco. Scriveva nel 1996 Repubblica: “Alle comunali del ’93 il candidato democristiano Marco Soracco prese 63 voti. Famiglia ricca e democristiana: il padre Mario segretario di sezione, lo zio Dino braccio destro dell’onorevole Lucifredi. Ancora oggi Soracco, ‘il commercialista’, è nel direttivo cittadino del Cdu, i buttiglioniani. Sabato l’hanno visto a messa. “Non può farne a meno”, dice la mamma, ex professoressa di filosofia”.

Proprio Marisa Bacchioni, sentita diverse volte dalla pm Dotto e dal dirigente della Squadra Mobile Stefano Signoretti, oggi non riesce a ricordare quella telefonata lunga sei minuti con la testimone misteriosa, che gli inquirenti stanno cercando in ogni modo.
La mamma di Nada, Silvana Smaniotto, nei giorni scorsi più volte ha diffuso un appello “affinché chi sa qualcosa si faccia avanti. Da 25 anni aspetto di sapere qualcosa sulla morte di mia figlia, sono io quella in carcere”.

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