Dopo 15 mesi dalla scomparsa nei boschi dei Nebrodi, nella cattedrale di Messina i funerali di Viviana Parisi e del figlioletto Gioele

Misteri di cronaca. Giallo di Caronia: il gip archivia l’inchiesta, ma la famiglia valuta il ricordo in Cassazione

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Più di un anno. Un tempo lunghissimo per dare l’ultimo saluto alla deejay di origini torinesi Viviana Parisi e al suo bimbo di 4 anni Gioele Mondello. Un tempo necessario per consentire tutti gli accertamenti scientifici utili a capire cosa fosse accaduto esattamente in quei caldissimi giorni di agosto tra l’autostrada Palermo-Messina e le Sugherete (https://www.lamiacittanews.it/misteri-di-cronaca-la-procura-scrive-il-finale-del-giallo-di-caronia-ma-spunta-un-vocale-inaspettato/). Accertamenti che, però, non sono stati sufficienti a chiarire completamente il giallo di Caronia, permettendo soltanto di validare alcune ricostruzioni come le più altamente probabili.

Il gip archivia l’inchiesta. Il gip del Tribunale di Patti, Eugenio Aliquò, accogliendo la richiesta della Procura, ha archiviato l’inchiesta sulla morte di Viviana, 41 anni, e del figlioletto, trovati morti nell’agosto 2020 nelle campagne di Caronia, in provincia di Messina. La decisione è motivata con un provvedimento di 495 pagine in cui viene spiegato come la giovane mamma abbia prima ha ucciso il piccolo Gioele per poi suicidarsi lanciandosi da un traliccio dell’Enel. Il cadavere della donna venne scoperto una settimana dopo il suo allontanamento, mentre il corpicino di Gioele, ridotto a brandelli, perché mangiato dalle volpi, fu trovato venti giorni dopo, a circa un chilometro in linea d’area dal luogo dove la madre si era tolta la vita.

La dinamica dei fatti. Viviana si era allontanata da casa il 3 agosto del 2020, portandosi dietro Gioele, dicendo al marito che sarebbe andata a Milazzo per acquistare un paio di scarpe al piccolo. Una scusa, perché, la donna non è mai uscita al casello, proseguendo in autostrada, forse per raggiungere un’altra meta. Un incidente stradale in galleria lungo la Messina-Palermo le ha fatto cambiare i piani. Viviana era paranoica e accusava crisi mistiche, come hanno accertato i medici dell’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto il 17 marzo del 2020 in un documento sul suo stato di salute. Un secondo certificato, attestante problemi mentali, era stato compilato, sempre dallo stesso nosocomio, a fine giugno. Viviana teneva quei documenti nel cruscotto dell’auto. Confusa, in preda al panico, temendo di essere seguita, la mattina del 3 agosto la donna dopo l’incidente è scappata, portandosi dietro Gioele, come hanno confermato un imprenditore milanese e la moglie, testimoni dell’incidente.

La crisi psicotica. Secondo la ricostruzione della Procura, Viviana in preda ad una crisi ha ucciso il figlio, forse strangolandolo (l’autopsia sui resti del bambino non ha risolto il dubbio), poi l’ha adagiato in un fosso, ricoprendolo di sterpaglie e pietre. Disperata, ma comunque spinta dall’obiettivo di togliersi la vita, Viviana ha cercato un burrone, un dirupo per buttarsi. Ha percorso diverse centinaia di metri, alla fine si è accorta del traliccio dell’Enel. L’ha raggiunto è salita e si è buttata.

La delusione dei legali di Daniele Mondello. “Siamo molto delusi, dopo aver letto le motivazioni decideremo se ricorrere in Cassazione e fare ulteriori indagini difensive”, ha detto a Corriere.it Carmelo Lavorino, criminologo e consulente di Daniele Mondello, marito di Viviana e padre di Gioele. “Il gip nell’archiviare l’inchiesta ha messo in risalto la fragilità della donna, sottovalutato dai familiari e in particolar modo dal marito”, ha spiegato Angelo Cavallo, procuratore di Patti. I familiari della donna, sin dall’inizio, hanno sostenuto che Viviana e il figlio sarebbero state vittime di un maniaco o di una persona che li avrebbe uccisi perché testimoni di qualcosa che non dovevano vedere. Un’ipotesi inverosimile per la procura di Patti, che ha indagato per un anno, a 360 gradi, prima di chiedere al gip l’archiviazione del caso.

I funerali. L’11 novembre, giorno in cui è stata ufficializzata l’archiviazione dell’inchiesta, i corpi di Viviana e Gioele – che erano ancora nelle celle-frigo di due obitori di Messina: lei all’ospedale Papardo, il bimbo al Policlinico – sono stati restituiti alla famiglia. Ieri il commosso addio in cattedrale.

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