La sua auto era stata rinvenuta con resti umani e si ipotizzò l'omicidio

Misteri di cronaca. Imprenditore scompare nel nulla e viene trovato dopo mesi al largo dell’isola di Montecristo. “Cercavo il tesoro”

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Una storia che ha dell’incredibile; che sembra romanzata tanti sono i misteri – anche molto affascinanti – che la circondano. Una storia – come ben scrive Lorenzo Sarra su  corrierefiorentino.it – a metà tra le avventure di Long John Silver e la vendetta di Edmond Dantès dove, però, protagonisti non sono pirati né marinai, ma un imprenditore umbro: Davide Pecorelli, 45 anni, originario di Lama di San Giustino in provincia di Perugia, padre di quattro figli (tre avuti dalla prima moglie e uno dalla seconda, cittadina albanese), e con attività nel settore estetico tra Arezzo, l’alta valle del Tevere e Città di Castello.

La scomparsa e le ipotesi della Procura: omicidio e traffico di droga. Scompare a gennaio durante un viaggio di lavoro in Albania: le ultime tracce portano ad un’auto noleggiata dall’imprenditore sotto false generalità e trovata bruciata nel nord dell’Albania, vicino a Puka, all’interno della quale viene ritrovato il suo telefono e resti umani. La Procura di Perugia apre un fascicolo sulla scomparsa dell’ex arbitro di calcio e, essendo sorte ipotesi legate alle difficoltà economiche causate dall’emergenza Covid, il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta formula due ipotesi di reato: omicidio volontario e traffico di droga.

Il ritrovamento. La clamorosa notizia del ritrovamento in mare arriva dopo nove mesi di ricerche: il 18 settembre su giornali e telegiornali rimbalza la notizia “Davide Pecorelli è vivo e sta bene”. L’uomo viene infatti ritrovato a bordo di un gommone nel Tirreno al largo di Livorno, proprio nelle acque dell’isola di Montecristo. “Cercavo il tesoro”.

La mappa del tesoro. In pieno stile capitan Flint, Pecorelli avrebbe avuto con sé persino una mappa. Non solo: quando è stato ritrovato pare fosse in possesso anche di piccone e vanga per cercare il presunto tesoro. Talmente convinto che la missione andasse in porto, l’uomo avrebbe poi dichiarato in Procura di aver già preso in affitto un garage, utile nello stipare dobloni d’oro e chissà cos’altro. Il tentativo di raggiungere l’isola di Montecristo, tuttavia, sfuma per un’avaria al gommone, finito alla deriva.

Il racconto al quotidiano La Nazione. “Ero perseguitato da creditori e dipendenti, saranno stati in cinquanta. Ero senza un euro. Manco per la benzina. In Albania – spiega Pecorelli – ho cercato un’ultima possibilità: prima a Scutari e Tirana, tentando di vendere prodotti per capelli e un macchinario da 100mila euro”. Poi si è recato a Puke: “Ho cercato un parroco per confessarmi e togliermi la vita”. Ma sarebbe stato proprio il religioso a dargli l’idea di inscenare l’omicidio, gettando l’auto in un dirupo e usando delle ossa prese da un ossario comune. Poi si è spostato a Valona: “Sono stato lì, ma dal 7 maggio – dichiara ancora Pecorelli a La Nazione – con la comunità religiosa era emersa la questione del tesoro. Sapevo che avrei dovuto affrontare 27 miglia in mare aperto al Giglio, quasi una follia, quindi dovevo essere preparato”. Il 12 settembre il rientro in Italia: “Per il tesoro sono arrivato a Roma con l’autobus dei pellegrini. Ho prelevato i soldi al bancomat e sono andato a Grosseto e quindi al Giglio. Il martedì ho noleggiato il gommone e ho fatto il viaggio verso Montecristo”. Pecorelli afferma poi di aver effettivamente trovato il tesoro: “Ho cercato l’esperto in numismatica, che ha detto: ‘è incredibile quello che hai trovato’. Il 23 settembre avevamo appuntamento in un hotel di Arezzo. Però mi hanno beccato”.

Il finale. Nell’ultima parte del viaggio l’imprenditore finge di essere un geologo di nome Giuseppe, fino a quando non viene trovato dai carabinieri. Adesso dovrà rispondere dei reati commessi, e respinge con forza l’ipotesi secondo cui dietro la sua scomparsa ci sarebbe stato un traffico di droga tra l’Albania e l’Italia.

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