Il caso ha tenuto banco nell'estate 2020

Misteri di cronaca. La Procura scrive il finale del giallo di Caronia. Ma spunta un vocale inaspettato

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Una settimana di ricerche ininterrotte sotto il sole cocente, seguitissime da giornali e tivvù e da milioni di italiani nel mese delle ferie per eccellenza: sin dal giorno della sparizione, l’Italia rimane in apprensione per quella giovane mamma, Viviana Parisi, e il suo figlioletto Gioele, 4 anni, di cui si perdono le tracce di colpo.

La scomparsa. Il 3 agosto è un lunedì. Viviana Parisi, deejay di origini torinesi, esce da casa sua a Venetico, piccolo centro vicino a Messina, per andare a Milazzo con il suo bambino Gioele. “Vado a comprargli un paio di scarpe”, riferisce al marito. Il negozio è ad una ventina di chilometri da casa; ma Viviana, incomprensibilmente, di chilometri ne percorre 104 quando abbandona la vettura in autostrada dopo avere urtato un furgone.
I testimoni raccontano di averla vista scavalcare il guardrail, ma non ricordano il bambino. I familiari raccontano, invece, che la donna aveva avuto un periodo di sofferenza psicologica durante il lockdown, da cui comunque si era ripresa; mentre il marito, Daniele Mondello, pubblica un video appello rivolto alla moglie, implorandola di tornare a casa insieme al figlio. Quel bambino per il quale Viviana aveva dedicato meno tempo alla sua amata musica. Una madre attenta, la descrivono i familiari. Una madre che un lunedì mattina, dopo aver preparato la salsa per il pranzo, esce di casa con il suo piccolo per non tornare più.

Ricerche a tutto campo. Scattano le indagini e si aprono tutta una serie di scenari: dall’allontanamento volontario ad improbabili incontri con sconosciuti. O con, al contrario, qualcuno con cui c’era un accordo. La pista più tragica viene battuta, eccome. E, purtroppo, proprio quest’ultima si sarebbe rivelata giusta.

Il rinvenimento dei corpo di Viviana. La scoperta arriva durante il sesto giorno di ricerche, quando Vega, il cane dell’unità cinofila dei vigili del fuoco, scova il corpo di Viviana sull’autostrada Palermo-Messina, non lontana dal luogo in cui aveva abbandonato la sua Opel Corsa. Sarà l’esame del Dna a confermare che si tratta proprio della dj 43enne, ma sull’identità del corpo gli inquirenti non nutrono alcun dubbio dall’inizio, sebbene il cadavere fosse in avanzato stato di decomposizione e, quindi, irriconoscibile. Del bimbo, invece, alcuna traccia.
E il mistero di Viviana e Gioele diventa sempre più oscuro e terribile: cosa ha provocato il decesso della donna? Quale ragione l’ha spinta a dileguarsi tra i boschi dopo l’incidente? E soprattutto, cosa è stato del piccolo? Una delle ricostruzioni al vaglio degli inquirenti è che la donna possa essere caduta dall’alto, forse da un pilone dell’alta tensione. Tra le ipotesi che non si possono escludere c’è già anche quella, terribile, che la donna possa aver fatto del male al figlio prima di morire; ma non si può nemmeno scartare la possibilità della presenza di una terza persona sulla scena criminis.

“Tutte le ipotesi sono possibili: l’incidente, un incontro sfortunato, anche l’atto estremo”, spiega a caldo ai giornalisti il procuratore capo di Patti Angelo Cavallo. Intanto, le ricerche del piccolo vanno avanti con un massiccio impegno di uomini e cani e con un’angoscia sempre più grande.

Il piccolo Gioele trovato cadavere. Quello che ormai tutti temono diventa realtà: il 19 agosto viene trovato il corpo del piccolo Gioele Mondello, senza vita. E’ un carabiniere in congedo a fornire una segnalazione di resto a poche centinaia di metri dal traliccio, nella stessa zona impervia in cui era stato trovato il corpo della mamma. Sul posto si reca subito il procuratore Cavallo. “Ci sono resti compatibili con un bambino di quella età”, dichiara. “Procederemo con un primissimo riconoscimento mostrando oggetti ai familiari per conferma che appartenessero a Gioele”. Intanto le indagini proseguono per accertare quanto accaduto. E, a questo punto della storia (vera), prende sempre più corpo l’ipotesi che il piccolo Gioele sia stato aggredito e sbranato dai cani. Ma non sarà così.

Le conclusioni della Procura. “E’ possibile affermare, con assoluta certezza, come nella vicenda in esame non sia configurabile alcuna responsabilità dolosa o colposa, diretta o indiretta, a carico di soggetti terzi in relazione alle ipotesi di reato sopra specificate. Nessun soggetto estraneo ha avuto un ruolo, neanche marginale, mediato o indiretto, nella causazione degli eventi”: lo scrive ad un anno di distanza il procuratore di Patti, nero su bianco in una lunga relazione in cui si chiede l’archiviazione delle indagini sulla morte della torinese, trasferitasi in Sicilia per amore, e del suo bambino. Il procuratore ipotizza due scenari possibili: il primo è che la donna si sia suicidata gettandosi da un traliccio della corrente, cosa ormai assodata con certezza, dopo la morte accidentale del figlio, convinta di averla causata con la propria condotta. “Non si può escludere a priori – scrive Cavallo – che Gioele, durante il suo vagare per le campagne assieme alla madre, abbia subito un incidente di tipo traumatico (come una caduta accidentale), che abbia comportato una possibile lesione ad un organo interno, tale da determinarne, poco tempo dopo, il decesso; né si può escludere che Gioele possa aver subito un arresto cardiocircolatorio semplicemente dovuto a affaticamento eccessivo, stress emotivo, colpo di calore, sete”.
La seconda ipotesi, “che continua a rimanere la tesi più probabile e fondata per questo ufficio, mentre l’altra è residuale”, è che Viviana abbia ucciso Gioele e poi si sia suicidata. “Sintomatico – argomenta Cavallo – il fatto che l’unico materiale rinvenuto sotto le unghie delle mani di Viviana (indice, medio ed anulare) sia stato proprio il profilo genetico di Gioele. La donna, dopo la morte del piccolo, sia esso dovuto ad un evento accidentale (ma comunque ristretto ai limitati casi sopra indicati) o ad un suo gesto volontario, ha deposto il corpo di Gioele e si è allontanata, alla ricerca del primo luogo utile che le permettesse, in qualche modo, di porre fine alla sua vita, subito dopo incontrando il traliccio dell’alta tensione”.
Pochi dubbi anche sulla temporalità degli eventi: “L’epoca della morte di Viviana – ricostruisce Cavallo – deve essere collocata all’interno di un arco temporale compreso, al massimo, tra le ore 12 e le ore 20 del giorno stesso della sua scomparsa, cioè il 3 agosto 2020, dunque a ridosso e nell’immediatezza dei fatti”. Sono state smentite tutte le ipotesi di ricostruzioni diverse avanzate dai familiari.  I consulenti hanno accertato anche come la morte del piccolo “sia comunque compatibile con la data della sua scomparsa, ossia il 3 agosto 2020, dunque in piena coincidenza temporale con la morte della madre”.
Gli accertamenti sui reperti biologici di origine animale e di tipo veterinario-forense hanno permesso di rilevare, in primo luogo, “come Gioele non abbia subito, mentre era ancora in vita, alcuna aggressione da parte di animale (canidi, suidi o altro tipo ancora)”. È stato invece accertato come le volpi abbiano svolto un ruolo di necrofago, ossia abbiano mangiato il cadavere dopo la morte. Escluso anche che la morte del bambino possa essere avvenuta a causa dell’incidente stradale in cui era rimasto coinvolto con la mamma poco prima della scomparsa.
La procura ha portato alla luce anche una serie di consulenze e alcune intercettazioni da cui emergono, secondo Cavallo, “in modo incontrovertibile le precarie condizioni di salute mentale di Viviana”. Tra queste, il trasporto al pronto soccorso dell’ospedale di Barcellona Pozzo di Gotto il 18 marzo precedente. “Il medico intervenuto ha ricordato di aver visto Viviana sdraiata per terra, che ripeteva la frase: “Abbiamo consegnato i nostri figli al demonio!'”. A fine giugno, la donna era stata nuovamente trasportata al pronto soccorso del policlinico di Messina, per avere ingerito, volontariamente, come dicono i medici, dei farmaci “con chiaro intento autolesivo”. Il procuratore elenca anche diverse altre testimonianze. Lo stesso marito Daniele Mondello l’aveva invitata più volte a curarsi, per il bene di se stessa e del figlio.

Il vocale postato su Facebook. Daniele Mondello, marito della dj 43enne, tuttavia non ci sta. L’uomo, che non ha mai accettato la tesi dell’omicidio- suicidio, ad una manciata di ore dalla notizia della richiesta di archiviazione della Procura, ha pubblicato su Facebook un audio inviato dalla moglie ad un’amica di famiglia qualche giorno prima della tragica scomparsa. “Voglio godermi mio marito, mio figlio, la mia casa e fare il minimo indispensabile per guarire, perchè penso che la salute è la prima cosa”. Così parlava Viviana Parisi in quel messaggio vocale del 19 luglio 2020.
Carmelo Lavorino, criminologo e consulente della famiglia Mondello, raggiunto da Palermo Live, ribadisce le posizioni finora sostenute. “Innanzitutto contestiamo il merito di quello che hanno scritto, perché non c’è nessuna base scientifica, nessuna base logica e nessun riferimento. Hanno avanzato soltanto ipotesi non dimostrate”, afferma.

Non hanno accettato minimamente le nostre indicazioni e la nostra collaborazione e questo si vede da quelle sette paginette firmate dal procuratore capo, che ho letto. Riteniamo che assolutamente non si tratti di suicidio; loro non hanno spiegato né perchè si è suicidata né come, nulla. Non hanno portato nessun riscontro. Quello che hanno detto un anno fa stanno continuando a dirlo imperterriti, non hanno dimostrato assolutamente nulla”.
Il dottor Lavorino continua: “Secondo noi, non si tratta di omicidio-suicidio, ma che sono precipitati madre e figlio in una fossa profonda 4-5 metri e lì sono morti per asfissia. Dopo di che è venuta una combinazione criminale che non aveva alcun interesse che i corpi fossero rinvenuti là, in quel posto, e sono stati traslati e portati sotto il traliccio e sotto l’altra parte, con la speranza che gli inquirenti cadessero in trappola. E gli inquirenti sono caduti in trappola”.
Quale sarà, dunque, il prossimo passo nella triste e intricata vicenda di Caronia? “Adesso – spiega Lavorino – aspettiamo che i nostri avvocati prendano l’intero fascicolo, che è enorme. Ci danno tutte le risoluzioni investigative, tutte le persone che sono state ascoltate, tutte le testimonianze, aspettiamo tutte quante le fotografie del rinvenimento e tutti accertamenti tecnici che sono stati effettuati, le trascrizioni telefoniche, le intercettazioni; aspettiamo tutto, dopodiché proporremo opposizione all’archiviazione spiegando che si sono sbagliati fin dall’inizio, sono entrati nel deserto dell’errore e non sono stati capaci di uscire”.

Un anno dopo. I corpi di Viviana e Gioele sono ancora nelle celle-frigo di due obitori di Messina: lei all’ospedale Papardo, il bimbo al Policlinico. Adesso, potrà essere finalmente organizzato il loro funerale, a meno di nuovi colpi di scena.

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