Mongiardo vs Minchella: “Un salto della quaglia che sa di tornaconto personale”

La ex consigliera comunale del Pd commenta, velatamente, i rumors sul possibile passaggio della Minchella in quota Lega

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Passaggi e dichiarazioni che si rincorrono. Partito che va, partito che viene.

L’ultima “presunta” migrazione di oggi, data quasi per certa, è quella di Martina Minchella che, addirittura, dalla segreteria del Pd starebbe puntando, dritta dritta, tra le braccia del senatore Fusco, folgorata sulla via di Salvini.

Un volo pindarico che non poteva passare inosservato.

In primis ai suoi, ormai ex, compagni di partito.

Tra i tanti commenti a denti stretti, mormorati a bassa voce e dettati dall’incredulità, emerge una voce squillante di condanna e di rimprovero per questo disinvolto trasformismo politico.

A lanciare lo strale è Melissa Mongiardo, ex consigliera comunale del Pd, che dalla sua pagina fb non risparmia commenti al vetriolo per la scelta della Minchella: “La più grande fortuna della mia vita?

Essere rimasto fedele ai miei ideali di gioventù” E. Berlinguer –

Da tempo non mi occupo più della politica della mia città, Viterbo. Da tempo, da quando alla vigilia del rinnovo del Consiglio Comunale scelsi di non ricandidarmi – non certo a cuor leggero e con la consapevolezza di rinuniciare, almeno per un periodo, a un pezzo importante del mio vivere: la militanza politica.

Perché quel partito, il mio partito, al livello territoriale gestito in maniera dispotica, discrezionale e parziale (da chi oggi ha scelto di fare, mi sia consentito, “Il salto della quaglia” verso la Lega) era quanto di più distante dal concetto di comunità politica democratica in grado di saper rappresentare le istanze del suo elettorato.

E al netto delle proposte (non poche) ricevute da altre formazioni politiche anche a me ideologicamente affini, la mia onestà intellettuale mi ha portato al famoso “passo di lato” in attesa di tempi migliori. Perché tradire i miei ideali avrebbe corrisposto a tradire me stessa, i miei valori, il mio credo politico, tutte le persone con cui fino ad allora ero cresciuta e mi ero confrontata e con cui ancora oggi, sempre dalle seconde file, scelgo con fermezza di condividere “la parte”.

Perché ha ragione Rino Formica, è vero “la politica è sangue e merda” per l’asperità del confronto e per le battaglie senza esclusione di colpi dettate da un’idealità, da un orizzonte cui tendere, ma quando l’ideale è il proprio tornaconto, è cioè la “convenienza”, il sangue e la passione vengono meno e rimane solo la “merda”. È pleonastico doverlo ribadire ma: la politica è una cosa seria, i suoi valori sono insindacabili, la sinistra e la destra non sono la stessa cosa. Ma tant’è che, come mi è stato insegnato: “Bambina, c’è gente che con la politica si dà del lei”. Tanto si doveva.

 

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