La Regione ci spedisce 14mila tonnellate di rifiuti mentre Talete mette in vendita il 40% delle quote, i viterbesi trattati come sudditi

Monnezza e acqua strangolano i viterbesi

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Sarà forse dovuto al periodo, piuttosto pesante, se Viterbo non riesce a trovare pace. In queste settimane la Cittá dei Papi ha scoperto la reale dimensione alla quale la Regione Lazio ha deciso di relegarla: quella di Cloaca Maxima.

Da quando, per via del sistema a fasce voluto da Speranza, la Tuscia è stata inserita ingiustamente in zona rossa, è partita un’escalation di tensioni sempre più palpabili tra cittadini ed istituzioni, ree di adottare provvedimenti incomprensibili ai più.

Rifiuti ed acqua rappresentano, oltre naturalmente al Covid, i due nemici più fastidiosi per i viterbesi in questo momento. Fino al 30 giugno, infatti, arriveranno nel capoluogo 14mila tonnellate di rifiuti da praticamente tutto il Lazio e, nel frattempo, Talete sta cercando di vendere il 40% delle quote a dei soci privati.

Se dei rifiuti in questi giorni si è parlato abbastanza, lo stesso non si può dire per quanto riguarda Talete. La mossa della Spa è infatti passata quasi in sordina poiché tutta la politica viterbese era impegnata ad esprimere dissenso verso l’ordinanza della Regione riguardante l’invio dei rifiuti in città.

Nell’ordine del giorno dell’assemblea convocata per il 26 aprile, si legge che Talete avrebbe avviato le procedure per consentire a dei soggetti privati l’ingresso in società. Questa potrebbe essere l’accelerazione definitiva verso la privatizzazione a tutti gli effetti, con risultati tutti da vedere che, nella migliore delle ipotesi, porteranno “solo” ad un ennesimo aumento delle tariffe idriche. Come nel caso dei rifiuti, nessuno si è preoccupato di ascoltare il parere dei cittadini. Eppure ci potrebbero essere delle contraddizioni tra quanto programmato dalla società ed il referendum del 2011 dato che, in quel caso, gli elettori scelsero di abrogare il “Decreto Ronchi”, che prevedeva proprio l’obbligo della cessione delle quote in capo agli enti locali nelle aziende che gestivano i servizi pubblici.

Stando ai protocolli, l’ultima parola spetterà ai sindaci lunedì prossimo. Nel mentre, i comitati per l’acqua pubblica annunciano la loro contrarietà promettendo una ferrea opposizione al progetto elaborato da Salvatore Genova, nuovo amministratore delegato di Talete. Il fatto è che dietro tutto ciò potrebbe nascondersi la regia di qualche Altissimo. In pochi ricorderanno, ad esempio, l’ambizioso obiettivo che Zingaretti si pose nel 2013, ossia quello di riunire tutte le province del Lazio sotto un’unica società di gestione idrica.

Resta comunque una sola constatazione di fatto: a nessuno importa niente dei viterbesi, trattati dal “potente di turno” come sudditi.

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