Montefiascone, rubano 261mila euro alla sala slot ma il racconto non regge: è accusato di falso

Gestiva una sala giochi a Montefiascone: imputato per simulazione di reato e appropriazione indebita. La parte offesa è la società proprietaria delle slot machine

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Un uomo lo minaccia e gli ruba 261mila euro, ma la versione resa ai carabinieri dal gestore di una sala giochi non è considerata attendibile e viene denunciato per simulazione di reato e appropriazione indebita. Quindi, è lui l’imputato, mentre la parte offesa è la società proprietaria delle slot machine. I fatti sono accaduti la notte del 7 aprile 2016 a Montefiascone.

Ieri mattina, davanti al giudice Giacomo Autizi sono stati sentiti altri due testimoni: un carabiniere che si occupò del caso; e il consulente della società titolare dei videopoker. Arianna Morelli – difensore dell’imputato in sostituzione dell’avvocato Marco Valerio Mazzatosta – ha spiegato come l’esercente fosse stato costretto a prelevare, sotto minaccia, l’ingente somma dalla cassaforte.

Quella notte, i carabinieri si presentarono nel locale di Montefiascone dove c’erano delle slot machine (la sala giochi era in franchising, per cui l’imputato era il gestore del locale mentre il proprietario delle macchine da gioco, che è anche la persona offesa, è la società che gestisce la catena di slot): erano circa le 6 quando i militari arrivarono nel locale. Secondo quanto spiegato dalla difesa, si trattò di due uomini di colore con il viso coperto, che lo costrinsero ad aprire la cassaforte e a prendere i soldi. Di cui non si è avuta traccia né nei controlli sui flussi di denaro del conto corrente dell’imputato, né nelle intercettazioni telefoniche e ambientali.

I carabinieri visionarono le telecamere del locale: l’imputato, alle 3,52, prelevava dalla cassaforte un involucro. Poi, non chiude la cassaforte. Alle 3,55 si vede nel corridoio, tramite la telecamera numero 16. Pochi secondi dopo si spegne la luce e non si vede nulla. Alle 3,58 (telecamera 2) l’imputato esce dal locale con bicicletta, zaino e bottiglia d’acqua. Alle 4,05 si spengono le telecamere, e l’imputato chiude la porta dei locali. Una particolarità: il filmato di quanto ripreso dalle telecamere fu visto dai carabinieri, ma subito dopo si è cancellato. Quindi, ha spiegato la Morelli, “non c’è la prova del fatto. Una prova acquisita con modalità dubbie”.

È stato sentito anche il consulente della società proprietaria delle slot: “Il titolare disse che ‘un omone’ gli aveva dato un pugno e lo aveva minacciato di prelevare i soldi. Ma il suo racconto è stato confuso: mi chiamò alle 8,45, qualche ora dopo l’accaduto. Infatti, la rapina avvenne intorno alle 3 di notte”.

Il giudice Autizi ha rinviato il processo al 30 marzo 2020. Saranno ascoltati altri testimoni.

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