Montefiascone, Trapè si dimette da coordinatore Pd: “Il partito non è più lo stesso”

L'ex coordinatore del circolo PD di Montefiascone, Renato Trapè
Renato Trapè annuncia di aver rinunciato alla carica di coordinatore del circolo PD di Montefiascone.
“Gli eventi politici degli ultimi mesi hanno generato un mutamento radicale degli assetti istituzionali. La velocità di questo cambiamento ha disorientato gran parte di noi, lasciandoci un senso di smarrimento e in alcuni casi di vero e proprio disagio”, scrive Trapè, aggiungendo anche che: “Alla luce di questi fatti non si può che fare una semplice constatazione:il PD di oggi non è lo stesso partito di soli pochi mesi fa: è non solo per quanto concerne il destino di alcuni nomi e personalità anche di spicco del partito stesso, ma anche e soprattutto riguardo alla sua collocazione nell’arco istituzionale e parlamentare”.
Per l’ormai ex segretario, le problematiche interne al partito sono nate in concomitanza della salita al Governo con i 5 Stelle: “Sono stato un convinto sostenitore della necessità di questo governo ma ho sempre ritenuto che condizione imprescindibile per la sua formazione e per la sua sopravvivenza fosse una netta discontinuità rispetto al precedente governo giallo-verde. Lo stesso segretario Zingaretti, all’atto della formazione del governo aveva rivendicato, quale conditio sine qua non, questo netto cambio di rotta”.
“E’ mancato il coraggio!”, prosegue Trapè, scrivendo anche cosa, secondo lui, doveva essere fatto: “Occorreva abolire il reddito di cittadinanza,abolire quota 100, abolire i due decreti salviniano sulla sicurezza. Invece la paura della perdita di consensi ha prevalso sulle ragioni che sino a due mesi fa considerava o irrinunciabili. Dopo una lunga quanto sofferta riflessione mi sembra non solo corretto ma addirittura doveroso rimettere il mio mandato di coordinatore del Circolo PD di Montefiascone. Ringrazio tutti i compagni che hanno collaborato con me e da ultimo intendo sottolineare che il mio disaccordo sulla gestione del Partito non cambia minimamente la mia posizione ideale e rimane immutato il mio impegno nella società civile. Un caro saluto e buona fortuna a tutti noi”.

1 commento

  1. Partito con la P maiuscola. Paese nemmeno citato.
    Abolire abolire abolire. La restaurazione. Le prime due misure di sinistra, la terza di destra (ma uno stato che ti fa svaligiare casa non può chiederti pure le tasse per le Onlus a 900 euro al mese ad assistito, con tuo figlio precario).
    La finanza sull’economia reale, l’euro che consolida il debito (i debiti pubblici servono per attenuare le perdite azionarie), il debito sul pil, l’export sulla domanda interna, la deindustrializzazione al posto del lavoro, il modello Capalbio della rendita al posto della falce e del martello, ossia di agricoltura e industria. La sinistra 2.0 nella sua antiborghesità, nella sua lotta per farsi aristocrazia, classe dirigente (che è una classe sociale), oligarchia europeista, elite platonica e paretiana, repubblica dei filosofi o dei migliori di Platone, o degli ottimati di Cicerone. D’altronde, un Istituto Omnicomprensivo che si piazza in provincia al primo posto come liceo classico e all’ultimo come istituto professionale la dice lunga su quanto chi è di sinistra creda davvero nel combinato disposto degli articoli 1 e 4 della costituzione, per cui i lavoratori autonomi, i creativi di lavoro e ricchezza, sono i veri eroi del nostro tempo, eroi della cultura più costituzionalmente elevata.

    E via di narrazione, di lettura politica scevra dal principio di realtà. Sono ormai parecchi mesi che nei circoli delle fondazioni ex sezioni si parla di democrazia in termini negativi. Il potere rimane l’ultimo scopo. Il potere non come servizio, ma fine a se stesso, per sempre. Il sogno dell’aristocratico? Non avere re, una sostanziale anarchia di vertici, col popolino che li mantiene. Quante tasse non ha versato FCA da quando il PD ne ha permesso la fuga col suo europeismo?

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