Morgan a Sutri? E perché no! Occasione da non perdere. Ve lo dice un giovane sutrino

"Sarebbe forse il caso di deporre le questioni di principio, le divergenze politiche e gli egoismi riflettendo su ciò che razionalmente potrebbe davvero portare dei benefici alla comunità, almeno per questa volta"

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Morgan in uno dei suoi live
Marco Castoldi, in arte “Morgan”

Dal giorno dell’annuncio tante sono state le parole che hanno affollato le pagine dei giornali. Tanto inchiostro (o pixel, nel caso delle testate online) si è riversato sulla “love story” artistica tra Vittorio Sgarbi e Marco Castoldi, in arte Morgan.

Amici da una vita e legati da un profondissimo rapporto (vedasi, anni fa, la partecipazione canora del noto artista ai funerali di Rita Cavallini, madre di Sgarbi), ancora una volta i due vedono le loro strade incrociarsi.

In seguito all’ordine di sfratto operato ai danni di Marco Castoldi che lo vedrà costretto ad abbandonare la villa di Via Adamello (Monza), Vittorio Sgarbi si è prontamente mosso offrendo al musicista una casa di ben 300mq all’interno di Villa Savorelli, struttura storica facente parte delle bellezze della cittadina sospesa tra Viterbo e Roma.

Non nego le mie perplessità iniziali sulla questione. A caldo, come a molti altri sarebbe successo (ed è successo), non ho esitato a condannare il coraggioso invito, anche in modo piuttosto ironico, nonostante la grande stima artistica nutrita nei confronti di Morgan. Ospitarlo è senza dubbio sacrosanto, nobile è il gesto di Vittorio Sgarbi. Perché, però, sfruttare un monumento storico e artistico a tale scopo?

Vittorio Sgarbi Sutri
Il sindaco Vittorio Sgarbi

Ciò che mi sfuggiva, nei primi momenti seguenti la notizia, era l’importanza del “compromesso”. Come molti di voi sapranno, la vita è un lungo susseguirsi di compromessi e appianamenti che, passo dopo passo, hanno lo scopo di portarci a raggiungere la meta sperata. Il progresso, nella maggior parte dei casi, nasce dal compromesso, dal sacrificio.

La stessa arte, in se, è irrimediabilmente figlia del compromesso, quello tra l’animo dell’artista e il suo mezzo d’espressione o ancora tra l’artista e il suo pubblico. Di fatto, non me ne vogliano i puristi, da musicista so bene che non vi è arte senza degli occhi (o delle orecchie) in grado di coglierne il messaggio.

Proprio da musicista e, in primis, da cittadino di Sutri (giovane cittadino, dal basso dei miei 24 anni) non posso non ritrovarmi ad essere voce fuori dal coro nell’oceano di polemiche elevate contro Sgarbi e contro l’ospitalità concessa a Morgan. La “cessione” di Villa Savorelli, luogo che amo e che ho amato fin da quando ero bambino, non è altro che il giusto compromesso per giungere a qualcosa di più grande.

Da giovane, più di qualunque altra persona che si è espressa sull’argomento ho sempre sofferto e soffro ancora oggi il grande immobilismo del luogo in cui vivo, caratteristica molto frequente in luoghi di così piccolo taglio. La mancanza di reali attività ricreative, luoghi di aggregazione di un certo livello e di, soprattutto, possibilità, mi ha portato nel tempo a nutrire la sempre più forte convinzione di voler abbandonare questo paese.

Palazzo Savorelli

Da testimone della mia generazione non ho problemi a farmi carico di queste parole, rappresentative della condizione di coloro che non riescono a trovare nel loro paese un luogo a misura delle loro aspettative e aspirazioni.

Tutte le polemiche, alle volte strettamente “politicizzate”, portate nei confronti della questione sono state mosse da coloro che, probabilmente, non rientrano nella lista dei potenziali beneficiari di una simile operazione. E’ quindi necessario, e forse ancor più di peso, considerare i pareri di chi potrebbe realmente usufruire di un set variegato di benefici, i giovani.

Realizzabile o meno che sia, l’insediamento di Marco Castoldi porterebbe con se, come promesso dallo stesso, un range variegato di attività che non solo porteranno in alto il nome di un paese che merita senza dubbio più considerazione, ma offrirebbe anche una nuova esperienza artistica e accrescitiva a tutte quelle giovani leve che, appassionate di musica, fremono per potersi mettere in gioco.

Live gratuiti, scuole di musica, kermesse di artisti, tante promesse che Morgan ha declamato ai microfoni. In quanto tali non possiamo essere certi della loro reale applicazione, possiamo però sperare nel meglio.

Spesso mi sono ritrovato a passeggiare per i giardini della villa settecentesca, luogo suggestivo e affascinante. Molto raramente, a essere sincero, vi ho trovato persone. Quelle poche volte erano quasi esclusivamente turisti. Un luogo poco vissuto dai sutrini, sempre poco sfruttato nonostante la sua grande bellezza e le sue immense possibilità.

Vittorio Sgarbi
Il sindaco Vittorio Sgarbi a Palazzo Doebbing

Perché, allora, dopo anni di “indifferenza”, impedire che Villa Savorelli diventi un luogo di eventi, di aggregazione, di crescita. Perché impedirle la possibilità di divenire una fucina artistica, un centro di accrescimento che potrebbe allontanare i ragazzi dagli schermi di telefoni e computer calandoli in una dimensione ben più educativa e umana, come quella della musica?

Per citare un vecchio striscione della Roma “Non succede… ma se succede”. Non si sa se l’insediamento di Morgan a Sutri avrà effettivamente luogo, non si sa se, in seguito ad esso, le promesse fatte verranno mantenute. In quel caso, però, non potrebbe esserci altro se non un guadagno. Il guadagno di un paese in grado di diventare un centro artistico e culturale di riferimento per tutto il Lazio (già forte dello splendido museo di palazzo Doebbing come dell’anfiteatro etrusco), salendo così ribalta. Il guadagno nell’avere a disposizione un luogo dove far crescere talenti e aspirazioni, dove dar sfogo agli animi soffocati di quei giovani che non riescono a trovare la loro strada.

Non dovesse succedere, Villa Savorelli rimarrà uno stupendo monumento in un paese ricco di bellezze ma dotato di ben poche “botte di vita”. Nessuno perderebbe nulla, nessuno guadagnerebbe nulla. Non sarebbe più sensato, a questo punto, tentare tramite un piccolo compromesso di portare del bene in una comunità?

Sarebbe forse il caso di deporre le questioni di principio, le divergenze politiche e gli egoismi riflettendo su ciò che razionalmente potrebbe davvero portare dei benefici alla comunità, almeno per questa volta.

Le tante voci che si sono espresse a riguardo, forse, dovrebbero dar più considerazione alla voce che, in questo campo, veramente potrebbe contare qualcosa. Quella dei giovani che, troppo spesso, vengono lasciati in un angolino, lontani dal potersi esprimere su ciò che realmente è importante per le loro stesse vite.

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