Nasce l'hashtag per fermare il linciaggio

Morte di Aurora, sui social l’hashtag #iostoconlui a difesa del primario Angelini

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La morte di Aurora Grazini ha scosso profondamente l’opinione pubblica e purtroppo, appena si è appreso che il primario del pronto soccorso Daniele Angelini risulta attualmente indagato, si è scatenato un vero e proprio linciaggio nei suoi confronti.

Proprio per fermare questo, diverse persone tra colleghi, tirocinanti e amici hanno pubblicato dei post con l’hashtag #iostoconlui.

“Contro ogni gogna mediatica, perché siamo medici e non delinquenti”, questo il proseguo di molti dei post a sostegno di Angelini. Difatti, bisognerebbe precisare che il dottor Angelini risulta tra gli indagati poiché questa è la prassi, non perché ci siano indizi o prove contro di lui che potrebbero attribuirgli la responsabilità della morte di Aurora.

In casi come questo il responsabile della struttura viene raggiunto da un avviso di garanzia. Il cosiddetto “avviso di garanzia” notificato al primario non serve a nient’altro se non a garantire il diritto alla difesa dello stesso in determinati atti di indagine.

La vicenda è complicata più di quanto si pensi: per i risultati completi dell’autopsia (a meno di imprevedibili colpi di scena) serviranno quasi due mesi, in più bisognerà aggiungere il tempo che la giustizia impiegherà per fare il proprio corso e capire se Belcolle con i suoi medici c’entrino davvero qualcosa.

Angelini dovrà comunque essere interrogato, sempre da prassi, ma sembra davvero inappropriato ritenerlo già da ora (senza nessuno stralcio di prova) l’unico e solo colpevole su cui riversare la rabbia che questa tragedia ha provocato in tutti noi.

Di seguito le righe che la maggior parte degli utenti intervenuti a difesa del medico hanno condiviso:

“Nessuno sa quali siano state le cause della morte della ragazza. Una tragedia a prescindere da tutto. Provo rispetto per la famiglia. Per il dolore che nessuno saprà mai consolare e giustifico ogni sfogo e ogni dichiarazione. Ma penso anche al Primario dell’ospedale. Al professionista e all’uomo. Sono certa che abbia fatto tutto quanto fosse nelle sue possibilità. E non lo credo perché io lo conosca. Non lo credo perché ero là. Lo credo perché esiste la professionalità e la preparazione. Lo credo perché ho rispetto profondo per le persone. Lo credo perché non ho prova del contrario.”

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