Morto sul lavoro, emergono nuovi incidenti non denunciati

Sono l’imprenditore di Vetralla Dante Presciutti e il suo prestanome macedone Zekir Mahmudov, ai domiciliari per omicidio colposo aggravato

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trattore

Domattina Dante Presciutti e Zekir Mahmudov saranno sentiti dal giudice per l’interrogatorio di garanzia. Sono i due agli arresti domiciliari per la morte del 29enne vetrallese di origini rumene, Dumitru Botan. Il quale, secondo la procura, fu lasciato lavorare su un trattore in condizioni di pericolo e senza la patente di guida del mezzo e neanche la preparazione adatta a manovrare il mezzo.

Il 29enne il 19 giugno scorso cadde dal trattore in un bosco a Soriano nel Cimino e precipitò per 60 metri fino a valle: la porzione di bosco in cui lavorava era troppo inclinata e lui non aveva né la patente né la formazione adeguata per guidare il mezzo agricolo. Per questo, sono ai domiciliari il 45enne imprenditore di Vetralla e il suo prestanome macedone di 43, residente a Latera.
Sono accusati di omicidio colposo aggravato con espressa violazione di norme sulla sicurezza dei lavoratori. Indagati a piede libero per i medesimi reati anche il 31enne rumeno C. I. K., legale rappresentante della cooperativa agricola per cui lavorava il defunto, e la 36enne italiana E. F., proprietaria del trattore guidato da Botan.

Ieri mattina all’alba Presciutti e Mahmudov sono stati arrestati dai carabinieri di Soriano nel Cimino e del Nil, il Nucleo dell’ispettorato del lavoro. I militari hanno dato seguito all’ordinanza del gip Francesco Rigato che ha accolto la richiesta del pm Stefano D’Arma, titolare dell’indagine. L’imprenditore di Vetralla è difeso dallo studio Massatani di Viterbo.
Le indagini hanno permesso di accertare responsabilità a carico dei due datori di lavoro e amministratori di fatto di una società cooperativa agricola, attiva nel disboscamento nella zona montana Piangoli-Acquaspasa di Soriano nel Cimino. Sono accusati di omicidio colposo aggravato con espressa violazione di norme sulla sicurezza dei lavoratori.

Le attività investigative (sopralluoghi, acquisizione documentali, sviluppo e analisi di traffici di tabulati telefonici e esami testimoniali) hanno consentito di appurare che il 19 giugno il deceduto al momento dell’infortunio conduceva una trattrice agricola gommata, non idonea nella parte di bosco interessata, in forte pendenza (70%), che a causa delle condizioni morfologiche del terreno e della presenza di un ceppo di albero tagliato, si ribaltava più volte, per un tratto di oltre 60 metri fino a valle, sbalzando dalla cabina di guida il conducente che rimaneva schiacciato dal mezzo. Lo stesso era sprovvisto di ogni patente di guida e abilitazione alla conduzione del mezzo.

Inoltre, quasi tutti i lavoratori dipendenti erano impiegati nel taglio, raccolta e carico della legna, senza adeguata formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, utilizzando le attrezzatura in assenza di preparazione per l’uso.
Ma c’è di più. Sono stati ricostruiti altri due precedenti infortuni sul lavoro: il primo, non denunciato alle autorità, avvenuto a Castel Giorgio (provincia di Terni), nel 2018, con analoga dinamica a quello mortale di Botan, nel cui contesto il cittadino rumeno Cosmin Iulian Kovaci, di 31 anni, si ribaltava con una trattrice agricola riportando lesioni che denunciava come caduta accidentale; il secondo, della primavera del 2019 a Piansano, in cui il cittadino rumeno C. P., di 37 anni, si procurava un taglio a una gamba con una motosega, riportando gravi lesioni.

Nell’operazione sono indagati a piede libero per i medesimi reati il cittadino rumeno Cosmin Iulian Kovaci, quale legale rappresentante, e la 36enne italiana Eleonora Ferri, proprietaria della trattrice agricola che stava conducendo Botan e moglie dell’imprenditore di Vetralla.

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