I due accusati del decesso del 29enne rumeno, sono ai domiciliari dal 13 novembre

Morto sul trattore, gli indagati vogliono la libertà: attesa per il riesame

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Ventinovenne morto sul trattore a Soriano nel Cimino a giugno: il tribunale del riesame si è riservato di decidere sulla richiesta dei legali dei due indagati di ridurre la misura restrittiva dei domiciliari. Gli arrestati sono un imprenditore italiano e il prestanome macedone.

I quali nelle ore successive al loro arresto di tre settimane fa sono stati interrogati dal gip Francesco Rigato. Entrambi hanno risposto, negando di essere responsabili per l’incidente mortale del 29enne rumeno Dumitru Botan. Sono l’imprenditore di Vetralla Dante Presciutti, di 45 anni, e il macedone Zekir Mahmudov, 43enne residente a Latera. Sono stati arrestati all’alba del 13 novembre per omicidio colposo aggravato. Il blitz dei carabinieri di Soriano nel Cimino e del Nucleo operativo dell’ispettorato del lavoro è stato coordinato dalla procura di Viterbo.

Infatti, per la pubblica accusa i due sono responsabili della morte del vetrallese di origini rumene, avvenuta a Soriano nel Cimino il 19 giugno scorso. Botan che, secondo il pm Stefano D’arma, fu lasciato lavorare su un trattore in condizioni di pericolo. Il 29enne cadde dal trattore in un bosco a Soriano e precipitò per 60 metri fino a valle: la porzione di bosco in cui lavorava era troppo inclinata e lui non aveva né la patente né la formazione adeguata per guidare il mezzo agricolo.

Queste accuse sono state rispedite al mittente dai due interrogati. “Il nostro assistito è innocente”, hanno tagliato corto i difensori di Presciutti, gli avvocati Roberto e Francesco Massatani. “Presciutti non c’entra nulla con la cooperativa Agriprò”, hanno aggiunto i legali. E sulle accuse di presunte violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro hanno precisato: “Ribadito che Presciutti non aveva nulla a che fare con la Agriprò, quando aveva una sua impresa aveva messo in regola tutti i suoi dipendenti, compreso Botan, che Presciutti conosceva fin da quando era ragazzino”.

Dal canto suo, il macedone ha negato qualsiasi coinvolgimento con la morte del 29enne: “Respingiamo ogni addebito per l’omicidio – ha affermato l’avvocato Samuele De Santis, legale di Mahmudov -. Se ci sono norme sul lavoro violate, pagheremo. Ma il lavoro nei boschi è duro e difficile, e questo il mio assistito lo ha ribadito al giudice”.

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