Narduzzi: “Il vero problema non è la monocultura ma la mancanza di regole”

"Il problema non è la monocultura ma la mancanza di regolamentazione." Pietro Narduzzi fa da contraltare alle recenti polemiche sull'inquinamento dei laghi lanciate da Andrea di Sorte.

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“Il problema non è la monocultura ma la mancanza di regolamentazione.”

A fare da contraltare alle recenti polemiche sull’inquinamento dei bacini lacuali dovuti all’uso di diserbanti, di cui si è fatto portavoce l’assessore di Bolsena Andrea di Sorte, è Pietro Narduzzi, presidente del comitato ambientalista Caprarola-Carbognano per la difesa del territorio, dell’ambiente e della salute che, in realtà ribalta i termini della questione.

“Occorre ridimensionare i termini della discussione ed inquadrarli nella giusta prospettiva – continua – aldilà di sensazionalismi o clamore mediatico, elementi che, purtroppo, rischiano di distorcere la visione corretta delle cose e, soprattutto, di influenzare l’opinione pubblica in maniera sbagliata.

Nella Tuscia, la nocciola si coltiva da sempre, tanto da essere diventata uno dei prodotti caratterizzanti la provincia viterbese.

La certificazione dop della nocciola tonda gentile romana ha fatto conoscere la nostra zona  a livello nazionale, imponendola come principale concorrente di quella piemontese. Ci sono centinaia di famiglie che tirano avanti grazia alla coricoltura e l’allarmismo mediatico che inizia a circolare non fa certo bene né all’immagine del territorio né alla sua economia.

Anche in Val d’Orcia esiste la monocultura di uva ma rappresenta una ricchezza per la zona, non un fattore discriminante. La questione sta nella tutela della produzione attraverso l’introduzione di regole certe e nella lotta agli abusi per quanto riguarda l’utilizzo di fitofarmaci e diserbanti.

In quest’ottica, è necessario un intervento mirato ed attento della Regione che deve comprendere la ricchezza derivante dalla produzione di nocciole ed imporre limitazioni e norme che possano prevenire la coltivazione massiva ed incontrollata che va a discapito dei terreni. La coricoltura è importantissima per la Tuscia, quello che serve è la modernizzazione delle coltivazioni e la loro trasformazione in produzioni 2.0.

Più che contro la monocultura bisognerebbe lanciare appelli per una maggiore regolamentazione: non sono le produzioni agricole ad essere dannose ma la mancanza di norme certe che generano una sorta di Far West dove poi, ovviamente, ognuno è libero di puntare al proprio interesse personale.”

 

 

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